A Francesco Mazzulla - San Fili by Pietro Perri

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A Francesco Mazzulla

Personaggi ieri
Nu giganti rapatu! N’uaminu servaggiu
ma a chiri tiampi, nu grandi personaggiu.
 
(Gigi Aloe)
*     *     *
 
Da “La domenica a San Fili (Anni 50)” di anonimo sanfilese.
 
Nella prima mattinata molti uomini si affrettavano a portare a casa il “fagotto” con la carne appena acquistata riconoscibile dalla carta gialla spessa ed assorbente, usata solo dai macellai. Analoga cosa avveniva sporadicamente per il pesce, in quel caso c’era “U Summichele cu ra trumma a jettare u bannu” (il banditore) per informare dell’eccezionalità il paese.
 
*     *     *
 
Da “U cancieddru” di Oscar Bruno.
 
(...)
 
Ma la gente nun sa nente
Cchi si vinne a su cancieddru,
O minosce o se grispieddru
Sempre ‘ncunu a de gridare.
 
Cchi furtuna chi nui avimu
Cc’e’ Franciscu u Summichele,
Ca ppe’ vinne tene u mele
E’ avanti sa mastrìa.
 
Nun criditi ca Franciscu
Era natu povarieddru
A furtuna appriessu a d’iddru
L’à mannatu a su paise.
 
Era natu miericanu
e dinari ne facia
a ri tiempi chi curria
e ‘ncappatu ‘nta li ‘ntisi.
 
Mo tu vidi ‘ntu paise
Ppe’ campare onestamente,
Lu bon core de la gente
Ppe’ Franciscu n’era china.
 
O discurre ‘mmienzu u puentu
O assettatu a ri muretti,
Ccu nu piattu de spachetti
Ne mmitava a ru barune.
 
Pue si i pisci su arrivati
Iddru pront’e’ ddra’ vicinu,
E si pigliadi u caminu
ca u bannu a de jettare.
 
Li cchiu’ gruessi ‘nta’ na manu
‘nta nu piattu o ‘nta na frunna,
Sunnu frischi de chir’unna
Sunnu pisci Paulani.
 
Mo lu dice miericanu
E ra gente nun capisce
E nun sa’ cchi razza e pisce
E’ arrivatu a ru cancieddru..
 
Meracca su marinuetu
E’ ddra’ dintra carciratu,
Ccu ri pisci ca purtatu
Ti li porjie da ferriata..
 
Sunu frischi quasi vivi
‘Nta la notte l’ha piscati
Ccu ru ciucciu l’ha purtati
Ohi cchi vita ca de fare.
 
Ti li gira e ti li vota
Ccu se manu ‘mprasticate,
Fa de scasciu le pisate
Si ti fa nu mienzu chilu.
 
Mo Franciscu u Summichele
Sta’ gridannu ‘ntu paise’
Chine e’ surdu puru ha ‘ntisu
Ca de jatu ne tenia.
 
Mo le gente du Rinacchiu
Da la cruce o de la chiazza,
Curre tutti ‘nta la chiazza
Ca si pisci àu d’ accattare.
 
Nun si fau chhiu’ quistione
A ra fila su cunzati,
Mienzu chilu bon pisati
Sinne vau murmuriannu.
 
(...)
 
 
*     *     *
 
 
Francesco Mazzulla alias... u Summichele.
Di Pietro Perri.
 
Dal Notiziario Sanfilese del mese di Agosto 2009.
 
(...)
 
Chi scrive, non ricorda chi fosse e come fosse fatto “u Summichele”: l’età, per fortuna, l’ha graziato sul vivere quegli anni. Però ne ha sentito tantissimo parlare dai suoi “anziani del paese” ed ha avuto il piacere d’apprezzarne doti ed immagini negli accattivanti versi a lui dedicati dal grande Gigino Aloe. Versi che riportiamo sulla destra (n.d'a.: sotto).
Gigino Aloe, nel finale della sua poesia, paragona “u Summichele” al noto opinionista e conduttore televisivo Gianfranco Funari (Roma 21 marzo 1932 - Milano 12 luglio 2008) e lo fa simpaticamente precursore, nel modo di imporre l’immagine di un prodotto da pubblicizzare, allo stesso.
Stupenda la foto riportata sulla destra. E’ il 1960: “u Summichele” viene immortalato uscendo dalla sua casa (?) con una mano che accompagna alla bocca la sua “trumma” e l’altra mano impegnata a tener buoni i suoi fidi compagni.
La casa (un vero e proprio tugurio diremmo oggi) era un magazzino che si trovava al di sotto dell’ex ufficio postale di San Fili (nei pressi di piazza Madonnina)… di fronte alla scesa della rampa (attuale via Giuseppe Crispini).
Francesco Mazzulla de “u Summichele”, verrà ricordato lui stesso semplicemente con il soprannome che si portava dietro: “u Summichele” (il signor Michele).
 
*     *     *
 
Nu giganti rapatu (u Summichele)
(versi di Gigi Aloe)
 
Nu giganti rapatu! N’uaminu servaggiu
ma a chiri tiampi, nu grandi personaggiu.
 
Scavuzu e mianzu nudu, cu friddu e cu ru gelu
nu bloccu di graniti! Nu monumentu veru!
 
Campava cu ru bannu! Na trumma e nu tamburu
sa propaganda spicciula, attraversava i muri.
 
I cani sempi appriassu, a merci supa a manu
a genti mmianzu u puantu, rispunna a su richiamu.
 
Di tutta la simana u juarnu preferitu
era ru venerdì picchi’ u cchiu’ sapuritu.
 
Era u beniaminu i tutti i piscinari
puru su pisci puzza, iddru lu fa cumprari.
 
Pe fa’ vidi’ ch’è friscu, sinn’inchia na cartata
iddru su mangia crudu e grida: “E’ di jurnata!”.
 
Forse pe certi versi è statu precursori
di certi personaggi ditti presentatori.
 
I stessi marchingegni oji li fa Funari
pe garanti u prodottu fa finta i su mangiari
 
si senta illuminatu pe sa bella trovata
un sa’ cu Summichele sa cosa l’ha inventata!
 
*     *     *
 
E’ facile ridere delle miserie altrui.
Di Nuccia Giglio-Carlise.
 
(Dal Notiziario Sanfilese del mese di settembre del 2009)
 
 
In ogni paese c'é sempre qualcuno che attira l'attenzione per le stranezze che fa e che lo fanno diventare, di conseguenza, lo zimbello di tutti. A San Fili un tipo così è stato Francesco Mazzulla, conosciuto dai paesani come "u Summichele" o anche "Sing-Sing". I sanfilesi non più giovani si ricorderanno senz'altro di lui.
"U Summichele" era una persona semplice e povera che viveva in un piccolo tugurio sotto il vecchio ufficio postale nel palazzo Miceli. Aveva, quindi, di fronte l'allora "muraglione" e precisamente la parte dove veniva scaricata la spazzatura del paese (non c'erano ancora netturbini).
A chi gli domandava cosa avesse avuto per pranzo Francesco rispondeva: "Gaddrine morte e surici rimbambiti", riferendosi a tutta la spazzatura che aveva sotto casa. “U Summichele” aveva vissuto in America e, si diceva, appartenuto alla "Mano Nera", organizzazione criminale che gli avrebbe fatto guadagnare il carcere, prima, nella prigione di Sing-Sing (da cui il soprannome) e l'estradizione, poi, nel Paese natio.
Per noi tutti "u Summichele" era soltanto un poveraccio che languiva in un buco di abitazione e passava le sue giornate andando su e giù corso XX Settembre a divertire la gente fingendo di "dirigere" il poco traffico di quei tempi quando ancora non esistevano semafori.
Era un poveraccio che rispondeva con improperi in inglese ai ragazzi che lo provocavano prendendolo in giro.
Faceva pena, poverino, ma è purtroppo troppo facile ridere delle miserie altrui...
"U Summichele" era preso in giro da tanti ragazzacci che si divertivano a "sfotterlo" dall'unica apertura che portava un po’ di luce nel piccolo tugurio.
 
*     *     *
 
Il nonno racconta: u Summichele.
Di Oscar Bruno.
 
Dal Notiziario Sanfilese del mese di novembre del 2011.
 
“Bene figliolo”, disse il nonno rivolgendosi al sempre più curioso nipotino, “l’altra volta ti ho raccontato un po’ della mia vita al paesino di San Fili. Prima di dirti dell’altro, però, dimmi un po’… com’é andata ieri a scuola? … cosa hai imparato dalla viva voce del maestro?”
Ed ecco che il bambino molto educato e rispettoso rispose: “Nonno, io sono stato molto attento alla spiegazione del maestro, il quale spiegò alcune parti dell’aritmetica, e poi anche le prime parti grammaticali dell’inglese. Vedi, nonno, il nostro metodo d’imparare si svolge poco alla volta. Però io sto molto attento e quello che dice il maestro mi resta bene in mente.”
“Bene figliolo”, proseguì il nonno, “fai così e vedrai che sarai sempre il primo della classe. Ora però ti voglio raccontare un’altra storia del bel paesino di San Fili, quello stupendo paesino della Calabria, in provincia di Cosenza, in cui io ho vissuto nella mia giovane età. Sai, in questo piccolo paesino vi era gente di diverso ceto e cultura ed a loro modo tutti erano dei veri e propri personaggi. Ed è proprio di uno di questi personaggi che oggi voglio raccontarti.”
Il nonno fece una breve pausa, prima di riprendere la sua storiella paesana: “Quella che io ti voglio raccontare  è di una persona che per noi, giovanissimi ragazzi, era l’uomo del giorno, cioè era presente ovunque e parlava con tutti. Questo era molto povero e viveva col buon cuore della gente. Questa persona si chiamava Francesco, però la gente lo chiamava… U SUMMICHELE.”
Al nominare U SUMMICHELE il nonno non poté fare a meno emettere un sospiro di nostalgia in ricordo dei bei tempi che furono: “Vedi figliolo, U SUMMICHELE è un nome un po’ ridicolo, però lui, questo grande personaggio, accettava tutto con grande dignità. Comunque non chiedermi per quale ragione avesse tale nomignolo… non sarei in grado di darti una risposta in merito.”
Il nonno ripensa, nel proseguire il racconto, alla sua San Fili… la sua lontana San Fili e a quegli ancor più lontani anni: “Questo era nato in America, era una bravissima persona ma quando era giovane s’incamminò per una vita facile con persone poco buone che lo portarono in una brutta strada. Dopo diverse avventure e peripezie poco oneste, un giorno fu preso dalla polizia e messo in prigione in un posto chiamato SING SING. Caro bambino, questo luogo era molto brutto ed in questo posto si soffriva tanto. Passarono gli anni e venne il giorno in cui le autorità americane decisero di restituirgli la libertà ma decisero al tempo stesso di rimpatriarlo nel paese d’origine dei suoi genitori, cioè a San Fili.”
Purtroppo l’America non fu “america” (sinonimo di fortuna e di vita migliore) per tutti gli italiani partiti da una terra poco proficua nei loro confronti in cerca di fortuna oltre Oceano. Per tanti l’America non è stato altro che il prosieguo d’una vita senza speranze.
“Così, giunto a San Fili e non avendo nessuno”, continuò il nonno nel suo racconto, “ U SUMMICHELE si dedicò a fare dei lavori molto umili. Uno di questi lavori consisteva nel gettare il bando del pesce o di altre mercanzie che arrivavano in piazza. Lui era subito presente per dar voce al bando di ciò che si doveva vendere. Il luogo in cui venivano esposte le merci poste in vendita era chiamato U CANCIEDDRU. Questo posto era un recinto in ferro che le autorità del paese avevano  fatto costruire apposta regolamentare tali vendite. Arrivato il pescivendolo U SUMMICHELE, si prendeva un bel pesce in mano o in una foglia, e camminando per le vie del paese gridava con quanta voce aveva in gola che… i pesci erano freschi quasi appena usciti dall’acqua, decisamente vivi. La frase che lui usava più spesso, e che ancora mi rintona nelle orecchie, era «Chine vo pisci a ru cancieddru a cientu lire u chilu». Prima la diceva in inglese, e poi in calabrese, dando la precisa dimostrazione di quello che aveva nella mano. Era bellissimo per noi ragazzi ammirare questo stupendo personaggio. A volte lo si canzonava per farlo arrabbiare, e lui, stando al gioco, faceva finta di rincorrerci… ma poi non era cattivo con noi. A volte ci raccontava della sua vita, e quando parlava di lui, si esprimeva anche in inglese. Da lui ho imparato tante parole di questa strana lingua. Parole che mi sono state utilissime quando sono venuto in Canada in cerca di fortuna.”
Una breve pausa di silenzio… lunga un’eternità per l’orecchio attento del fanciullo. Nella mente del nonno il racconto prosegue malgrado le parole non gli escano più dalla bocca: “Lo ricordo sempre, U SUMMICHELE, perché ha vissuto di povertà e di onestà, non ha fatto male a nessuno, e son certo che la sua voce intona ancora nel  piccolo paesino di San Fili.”
Poi di nuovo rivolgendosi al nipotino: “Ora, bello, finisci la tua colazione che devi andare a scuola, e stai sempre attento a ciò che ti insegna il maestro.”
“Grazie nonno per le belle storie che mi racconti”, disse il fanciullo, “ho deciso che quando sarò grande le scriverò e le riporterò in un bellissimo libro.”
“Bravo figliolo, queste tue parole mi commuovono tantissimo. Ma ora... prendi la tua cartella e vai, altrimenti fai tardi a scuola. Ciao bello, e sii sempre attento ed educato non solo in classe ma anche e soprattutto nella vita.”
Così facendo, guardando il nipotino sparire dietro l’angolo, il nonno pensa già, tra le tante bellissime avventure che ha vissuto al paese natio, alla prossima storia che dovrà raccontare all’amato fanciullo.
E di storie a San Fili nonno Oscar ne ha viste, sentite e vissute veramente tante.
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