San Fili by Pietro Perri


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Elogio alla morte (poesie)

Cultura varia

ELOGIO ALLA MORTE

Raccolta di poesie pubblicata nel 1996 presso la Casa Editrice "LIBROITALIANO" di Ragusa.

Un vero fallimento... e non certamente per il titolo o il contenuto dell'opera. La casa editrice infatti pretendeva, dopo avergli spillato i soldi per la pubblicazione, che l'autore facesse il piazzista del suo libro porta per porta... tra amici e conoscenti. L'autore non era dello stesso parere e alla fine, nello stupido gioco economico della vita, fu l'unico a rimetterci.

L'utilizzo, anche parziale, del contenuto di queste pagine, deve essere espressamente richiesto (anche se tramite e-mail) all'autore.




Il nono giorno

Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre dopotutto per tantissimi anni è stato il sacrestano della locale Chiesa del Carmelo. Con tali premesse chi scrive non poteva non essere "plagiato", anche se con infinito piacere (poiché è comunque bello credere in qualcosa o in Qualcuno di Superiore) ad un certo tipo di pensieri e di discorsi.

Questa prima poesia, difatti, nasce da una rilettura della "Genesi" dell'Antico Testamento e dell'inizio del "Vangelo di Giovanni". Quest'ultimo, tra l'altro, definito uno dei più bei passi poetici che troviamo nelle Sacre Scritture.
E' vero, s'intitola "il nono giorno"... ma è il giorno del nulla... i versi infatti si chiudono con l'ottavo.

L'uomo non s'illuda, Dio non ci darà un'altra possibilità!

All'inizio... fu solo Dio,
e Dio divise la luce dalle tenebre.
Dette vita al Firmamento,
e separò le acque dalle acque.
Vide che il tutto era cosa buona,
e continuò la Sua creazione.

La terra rassodò,
e furono il mare e le piante.
Il sole, la luna e le stelle,
i pesci guizzanti negli oceani.
Gli uccelli librantisi in cielo:
e il suo occhio notò cosa buona.

Gli esseri viventi,
presero possesso della terra.
Tutto Iddio creò,
e il sesto giorno creò pure l'uomo,
l'uomo lodò l'opera di Dio...
e fu la donna, opera del Signore.

Stanchezza e gioia,
vinsero il nostro Sommo Fattore,
che il settimo giorno consacrò,
al suo meritato riposo:
sognò il futuro...
e l'uomo rimase solo.

Morirono gli esseri della terra,
gli uccelli e i pesci;
il sole s'offuscò,
e la luna e le stelle,
persero il divino splendore:
lode al crepuscolo degli Dei.

E fu l'alba,
dell'ottavo giorno,
e Iddio si destò,
dal suo meritato riposo.
Cercò la sua opera sublime, invano,
assaporando solo l'amaro del nulla.



Solitudine

E' "sano" il concetto "guardare ma non toccare"? ... è giusto che alla fine a toccare siano sempre gli altri? ... perché un paralitico dovrebbe essere felice di vivere? ... cos'è veramente l'amicizia? ... esiste la "vera" amicizia? ... se si: quanto costa?
Si può credere alle domande senza risposta?
... questa poesia l'ho recitata per la prima volta in pubblico nel 2000... ad un anno dalla morte di un amico... Alfonso Rinaldi... un uomo che ha avuto tantissimo nella vita, forse anche qualcosa in più di quello che gli spettava.
... un uomo che non sempre si poneva alcune delle succitate domande.
... un uomo di cui Dio e la Morte si son fatti scherno negli ultimi anni della sua vita.
... un uomo che, forse, non ha avuto gli amici che meritava di avere.
Alfonso Rinaldi adesso riposa in un loculo quasi anonimo del cimitero di San Fili.


A che serve, amico,
apprezzare la bellezza in una donna,
senza poterla mai fare tua?
Sognare il verde dei prati,
l'ombra fresca e profonda dei boschi,
e non poterli calpestare?

"Guardo tramontare il sole,
dietro un monte che sfiora il cielo,
immergersi eroicamente nel mare
... spegnersi... domani...
rieccolo alle mie spalle,
più gaio e giocondo che mai".

A che serve, amico,
rincorrere una farfalla,
strapparle le stupende ali,
senza poterle programmare?

"Osservo il sangue,
d'una vita distrutta per terra,
tingere di rosso,
il candido bianco d'un giglio,
che grida invano al Creatore,
d'essere il suo unico figlio".

A che servi, amico,
stupido ed incapace,
vile, traditore e scostante,
se ogni volta che ti cerco,
in un ultimo estremo bisogno di te,
tu... non ci sei mai?



Il trasformista

Nessuno può dire che la propria vita sia veramente piatta. C'è sempre qualcosa di nuovo ed unico all'orizzonte... c'è sempre una nuova storia da creare.
Eppure... nella nuova storia... c'è sempre e comunque un qualcosa di vecchio: l'esperienza del protagonista!
In ogni caso arriverà il momento di dire basta: l'hanno detto i potenti, l'hanno detto i sapienti... e possiamo dirlo senza vergognarcene anche noi.

La Morte... finalmente... ci ha raggiunto.

E adesso, creo un'altra storia,
dai nuovi sapori e con le vecchie illusioni.

Apro il cassetto vuoto di ricordi,
stracolmo da sempre d'avventure mai vissute.

Mi guardo.

Forse in uno specchio integro e traditore,
incorruttibile alle lascive richieste,
nascoste e presenti eternamente,
c'albergano nel mio cuore.

Mi piaccio.

E adesso, creo un'altra storia,
dai nuovi colori e con i vecchi sapori.
Rido, al muro invalicabile,
che vorrebbe bloccarmi il passo...

Vorrebbe.

Qualche metro più in là un cancello,
devotamente aperto al viandante della vita,
tragico invitante miraggio,
celato a chi è morto dentro...

Vivo!

E adesso, creo un'altra storia,
dalle nuove illusioni e dai vecchi colori.
Una storia scritta e vissuta,
con attori di provata esperienza...

Scappo.

Senza trucco e senza inganni...
Senza copione da far finta di studiare,
... senza di me...
sono stanco, lasciatemi riposare.



Suona una campana a morto

Il giorno prima era morta una ragazza al paese. Non ricordo il nome... mi sembra fosse dei Calomeni.

Non andai al funerale, ma ciò non m'impedì di scrivere i versi della poesia "Suona una campana a morto".
I versi girano intorno alla personale domanda: "perché andare ad un funerale?".
... per i vivi? ... per il morto? ... perché si ci tiene o semplicemente per farsi vedere? ... per farsi vedere da chi? ... forse per la lontana speranza di non andare da soli, quando sarà il nostro turno, al cimitero?


Suona una campana a morto,
nel momento in cui,
colei che fu polvere,
s'appresta a ritornare polvere.
Una serie di rintocchi,
ormai troppo usuali,
in chi ha saggiato più primavere,
che riportano alla mente,
la vanità d'una truce,
fantasiosa esistenza.

Suona una campana a morto,
e la gente si riversa in strada,
dando un ultimo saluto,
a colei che tanto è stata,
ma che ora non è più...
solo un ricordo.
La nebbia offusca la scena,
l'eterna domanda celata nel vuoto,
la bambina dalla bambola rattoppata:
fra qualche mese imperterrito il nulla.

Suona una campana a morto,
sobria e casta scritta fine,
a conclusione del pessimo capitolo,
d'una vita illusoria e stupida.
Davanti alla chiesa funerea e rituale,
la gente mesta attende,
di stringere la mano a chi presenzia,
non più in persona ma dolorosa vece.
Nel sottofondo disarmonico rituale,
sempre un rintocco e sempre a morto.



Razza Ariana

Accettando, anche se con un certo senso di nausea, per un dato di fatto il concetto che "non tutti gli uomini sono uguali", è opportuno chiederci: ma fra tutti gli uomini, chi sono i superiori?
E di seguito: perché sono superiori?
... per i soldi che hanno? ... per la bellezza che mostrano? ... per la propria intelligenza? ...
... dono di Dio? ... di Madre Natura? ... o della stupidità umana?
I superiori in ogni caso possono esistere solo per un sottinteso motivo: l'esistenza degli uomini del piano di sotto!
L'Alfa, come al solito, impone l'Omega.
... a te resta solo la possibilità di gridare ai quattro venti: "che schifo"!
... stando attento però a non ritrovarti, grazie alla tua stupidità, al di là del muro... dove non c'è la razza ariana ma solo degli inutili, ridicoli, puzzolenti, insulsi esseri inferiori.


In un negozio,
entra pure la povera gente,
gente senza futuro,
che ha già perso l'ieri,
che a stento vive l'oggi.

Gente che soppesa,
poche misere lire,
defraudate dalla loro essenza:
anche di questo,
ambiguo gioco di risparmio,
lo Stato li ha private.

La riconosci subito,
il marchio di Caino,
sulla fronte calva,
malgrado per lei,
Abele è sempre vivo...
Con i soldi in tasca.

Ne noti le fattezze tozze,
l'espressione segnata,
da un tempo imparziale:
l'odore nauseante,
il vestito cucito, unico,
di chi ne cucì le spoglie membra.

Sono loro che ti convincono,
a continuare questa insana,
vita da scemi...
una nuova strada senza segnali,
che ti riporta alla storia,
segnata cent'anni prima.

Cerchi un motivo?
... rinnegati,
inutile aspettare.
E come zombi s'inoltrano,
nell'eterna via,
d'un passato svanito.



Carpe Diem

... l'hanno già detto è scritto in tanti: ho voluto cimentarmi anch'io in questo gioco di parole... degno solo di chi può permetterselo.
Può, infatti, uno schiavo, un morto di fame, un naufrago su un'isola deserta o un paralitico... "carpe diem"?


Goditi il giorno, amico,
che per la notte, ormai,
resta poco tempo.

Gusta il sole, la luce,
ed il sapore della vita...
presto, soffrirai le tenebre.

Poggia, spensierato,
i tuoi passi incalzanti,
sul caldo allettante suolo:

la tetra e fredda terra,
già sfiora il battente...
la senti? ... si, la senti.

Bussa, la morte,
fin dal tuo primo, timido,
battito di cuore.

Lei è paziente,
instancabile ed insaziabile,
attenta e puntuale.

Goditi il giorno, amico,
che per la notte, ormai,
resta poco tempo.



Rapina in banca con morto

Più volte mi sono chiesto: quand'è che un uomo può definirsi uomo? ... non voglio bluffare eccessivamente: me lo chiedo ancora adesso (visto che, sotto sotto, mi sento ancora un adolescente).

... e mentre io mi ponevo questa stupida domanda, altri, prendendo in giro se stessi e la vita... malgrado la loro età... finivano per agire da uomini... ammesso che ci sia un "modo d'agire da uomini" definibile tale.

Può, ad esempio, una pistola inserita nella cinta dei pantaloni fare di un fanciullo un uomo? ... un uomo senza pistola o che rifiuta l'uso delle armi, può per questo non essere considerato un uomo? ... un uomo con la pistola, è veramente un uomo?


Tentativo di rapina alla Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili. Bottino? ... 30 milioni! Bilancio finale? ... due morti! ... due ragazzi da poco ventenni, cui ancora puzzava la bocca di latte. Due balordi? ... no, semplicemente due ragazzi che credevano d'essere diventati uomini (o forse speravano di diventarlo a seguito della loro eccezionale - ? - impresa).

La gente del paese mormora: ... è vero? ... è falso? ... è giusto? ... è sbagliato? ... dicono... non dicono... fosse solo un gioco! ... un gioco a cui avremmo giocato tutti... un gioco a cui avremmo giocato poco!




Ritroverai ancora,
sangue,
il tuo colore rosso in terra,
terra di fuoco:
ritroverai sangue,
ancora per poco,
il tuo colore rosso in terra,
quasi per gioco.



Milano Piazza Duomo - Natale 1987

Una politica posta su basi prettamente consumistiche, purtroppo, ha creato gravi lacerazioni nei nostri cuori e l'odio, la voglia di veder fallire il vicino di casa, il parente che è riuscito a salire un gradino in più di quello che siamo riusciti a salire noi, ci consuma quotidianamente il fegato.

Che Natale... "ud'è cumu na vota", me ne resi conto una diecina d'anni fa a Milano.

Salito, all'epoca, sul tram 24 (quello che amorevolmente chiamavamo il "Vigentino") ad un angolo di Piazza Duomo... era Natale anche allora. Presi posto aspettando fremente che il Vigentino bruciasse il tratto che mi separava dalla meta. Attesa vana: fatta qualche diecina di metri, giunti in Largo Cairoli restammo bloccati, causa il traffico, per quasi una ventina di minuti.

Davanti a me stavano seduti una madre con un bambino di non più di quattro anni. Il bambino, giunto all'esasperazione dall'attesa (per i milanesi la parola "attesa" era vietata anche nei vocabolari) chiese alla madre perché il tram non procedeva. La madre cercò di spiegargli, in un linguaggio più che appropriato, che essendo in periodo natalizio era più che normale visto che "tutti i genitori comprano il regalo per i propri bambini", dopotutto l'avevano fatto anche loro il giorno prima.


Quello che lasciò di stucco la madre e ancor più il sottoscritto fu la risposta del bambino: "Mamma, ma allora il Natale è la festa più brutta dell'anno?".

Proprio così, in un mondo stupido, ignorante e consumistico, nella drammaticità dell'osservazione, l'essere meno aberrato, riflettendoci bene, finiva per essere un bambino di soli quattro anni: un bambino che regali ne riceveva quotidianamente non poteva non pensare quanto fossero deplorevoli le spese natalizie (e quindi il Natale) se dovevano bloccare l'ingranaggio Milano.


Milano Piazza Duomo:
"Ho fame!!!",
Un cartello fra le gambe,
"Non ho un lavoro",
una firma inconfondibile:
"A.I.D.S."!

Un uomo malvestito,
denutrito e col volto da rasare;
una donna che scosta il bambino
dal pericolo incombente;
un ragazzo scongiura la morte,
lasciandosi scivolare tra le dita,
un deca altrimenti speso.

Milano Piazza Duomo:
"Ho fame!!!",
un cartello fra le gambe,
"Siamo sette fratelli",
una firma inconfondibile...
"Miseria"!

Il fanciullo narra una storia,
che ormai nessuno vuol più sentire;
qualche spicciolo che cade,
nel cartone mal tagliato:
una speranza tradita,
un giocattolo rotto.

Milano Largo Cairoli,
il Vigentino snobbato dal traffico,
un pargolo chiede alla madre,
l'insulsaggine della vita corrente.
"E' Natale!"... Natale:
la festa più brutta dell'anno.



Rabbia e Desiderio

Rabbia:
rabbia verso un mondo che non capisco,
quando ricerco un capo... ma capo non trovo.

Desiderio:
desiderio di Sorella Morte,
del suo caldo-freddo, ambiguo abbraccio.

Rabbia e desiderio:
voglia di dar fuoco al tutto,
e con esso carbonizzare,
la mia ultima cellula sopravvissuta,
al turpe massacro... la libertà.

Voglia di gettare al vento,
lacrime mai create,
quando il creato,
sembra caderti addosso,
quando, guardando nel tuo passato,
non ritrovi la causa logica,
d'esser nato un fallito.

Sapore del sangue,
in bocca ed in gola:
dolce sapore dolciastro,
già decantato nettare degli Dei.
Sapore di Morte... si,
sapore di Lei!!!



Eden

... ma forse noi scrittori, malgrado le nostre continue dichiarazioni di guerra a trecentosessantagradi, non cerchiamo altro che la pace interiore. E cos'è la pace se non una famiglia (la moglie ed un figlio), una casa, un pezzettino di terra ed uno stipendio da impiegato statale?

... e allora... perché una volta trovata ci facciamo in quattro per reimpelagarci in mille e cento nuovi problemi esistenziali?




C'è un mondo, oltre il confine dell'Infinito
ove il sogno può anche diventare realtà,
e spesso la realtà non è null'altro che un sogno:
è questo il mondo in cui vorrei abitare:
è questo... l'Eden.

C'è un mondo, oltre il confine dell'Infinito,
ove la parola guerra non ha significato,
e la parola amore regna incontrastata:
c'è una donna, Delfa, che m'attende fiduciosa:
è morta... la rincontrerò!

Delfa è un sogno, l'ultimo a sopravvivermi,
dentro l'alito estremo della fantasia, ma...
c'è un mondo, oltre il confine dell'Infinito,
ove il sogno spesso è anche la cruda realtà:
dove la realtà non è altro che un sogno.

E' questo il mondo in cui abita Delfa,
n cui io vorrei abitare:
E' questo... l'Eden.

C'è un mondo, oltre il confine dell'Infinito,
ove una bellissima donna mi aspetta ogni sera,
ove una bellissima donna, giorno dopo giorno,
dice al suo bimbo d'aspettarmi... tornerò:
... ne è certa.

Quel meraviglioso mondo, oltre il confine dell'Infinito,
dove la natura rinnega il suo prossimo artifizio,
quel meraviglioso mondo oltre il confine dell'Infinito,
frutto anch'esso, forse, della mia fantasia...:
questo è il mondo mio e di Delfa... questo è l'Eden.



Primo Aprile

Non odio,
né più amore nel mio cuore,
solo l'insano desiderio,
di tornare a calpestare,
il fanciullesco invitante suolo.

... con quei passi,
ormai tramontati nel ricordo,
bruciati in un sol momento:
non odio,
né più amore nel mio cuore.

Quattro libri,
sotto il braccio stanco;
l'impudico tremore,
nei confronti d'un professore,
che t'insegna la vita dell'eroe...
morto.

Non odio,
né più amore nel mio cuore:
nell'attesa d'un treno alla stazione,
che tu speri non arrivi mai,
che torni Dio a farsi vivo,
e ti spieghi il suo ultimo scherzo riuscito.



Grazie... io fumo!

Sono un ex fumatore... non pentito. Perché fumavo? ... me lo chiedo, per quando siano passati vari anni dall'ultima sigaretta, ancora... e ancora oggi, non lo nego, fumerei con piacere... un'ultima sigaretta.


Ho acceso una sigaretta,
per spegnere l'odio,
che regna sovrano,
nel mio martoriato cuore:
... ho distrutto l'amore.

E nel mentre incandescente,
il calore m'avvince,
sul tabacco ardente,
penso ai miei nemici lontani
... al lor lumicino imminente.

S'accorcia la sigaretta,
nel breve attimo bruciato,
col filtro ingiallito,
con l'ultimo polmone andato
... solo l'odio non m'è ancor finito.



Se nel mondo fossero tutti

Se nel mondo fossero tutti onesti,
che gusto ci sarebbe a vivere:
non è forse quell'uno per cento
(quel disonesto su cento)
che rende la vita varia e birichina?

Se nel mondo fossero tutti belli,
che gusto ci sarebbe a vivere:
non è forse quell'uno per cento
(quell'imperfetto su cento)
che rende la vita varia e birichina?

Se nel mondo fossero tutti altruisti,
che gusto ci sarebbe a vivere:
non è forse quell'uno per cento
(quell'egoista su cento)
che rende la vita varia e birichina?

Se nel mondo fossero tutti buoni,
che gusto ci sarebbe a vivere:
non è forse quell'uno per cento
(l'invidioso, il cattivo su cento)
che rende la vita varia e birichina?

Ma se nel mondo ci fosse un po' d'onestà in più,
un po' di bellezza e perfezione in più,
un po' d'altruismo e bontà in più:
la vita, certo, sarebbe meno varia e birichina,
ma son sicuro... non dispiacerebbe a nessuno.



Sono colpevole

Dicevano gli antichi: "l'occasione rende l'uomo ladro", ossia tendenzialmente siamo tutti ladri, tendenzialmente siamo tutti disonesti. Onesto è semplicemente colui al quale è mancata, più o meno giusta ch'essa sia, l'occasione.

Poi vennero i figli di Dio e con essi coloro che riuscirono ad interpretare la lingua del Creatore. Questi, gli interpreti, tolsero dalle succitate affermazioni la parola "tendenzialmente" ed affermarono che "siamo tutti colpevoli, tutti ladri e disonesti" in quanto con la nostra venuta al mondo abbiamo ereditato la scelleratezza di Adamo ed Eva.

Col passare del tempo, altri crimini si sommarono a quelli ereditati con il nostro primo alito di vita. Quante volte, ad esempio, qualcuno vi ha detto "ai miei tempi..." come se fosse per noi una colpa non essere vissuto "ai suoi tempi"? ... tutti, in questo mondo, hanno qualcosa da rinfacciarci... finanche la loro proverbiale ignoranza.


"Ari tiempi de Mussolini si lassave nu portafogliu a sira a Sangiuvanne ci lu trovava a mattina" ... forse perché da quel punto ancora non era passato qualche gerarca fascista (o qualche morto di fame di comunista) ... o forse perché all'epoca non c'erano né portafogli né soldi da mettere nei portafogli a San Fili.

La gente negli ultimi anni del ventennio fascista pur di mettere qualcosa sotto i denti si mangiava anche i gatti... ringraziando Dio per aver loro assicurato, almeno per quel giorno, dell'ottimo coniglio stufato... altro che onestà. L'onestà di quei tempi credo che abbia un altro nome: miseria!


Sono colpevole,
l'ammetto,
vittima d'un omicidio commesso,
per legittima difesa...
nessun rimpianto, nessuna offesa.

Sono colpevole,
di non esser morto nel dolore,
di non aver carpito agli altri,
una lacrima di compassione,
un...:
"Ma in fondo in fondo,
era un bravo ragazzo!".

Sono colpevole,
colpevole d'aver sognato,
in un mondo d'insonni, ladri,
figli di troia ed assassini:
... sono colpevole di non esser nato,
venti anni prima.

Sono colpevole di non aver vissuto,
l'onestà di Mussolini... e...
la sua folle, ambigua,
italica guerra:
l'ho sognato e rinnegato, altri...
ne hanno oltraggiato le spoglie mortali.

Sono colpevole di non essere,
il figlio di mio nonno...
non l'ho neanche conosciuto:
anche di questo,
m'inchino al sistema,
sono colpevole.

Ho creduto che la gente,
non nascesse delinquente,
che a tutti fosse giusto,
dare un'ultima occasione:
... per questo ed altro ancora,
sono colpevole!!!



Paure

Quand'ero piccolo,
controllavo sotto il letto,
che non ci fosse la morte in agguato.

Oggi:

ho riposto tutte le mie paure,
in un simpatico cofanetto d'oro,
tradendo il dolce mondo dei sogni,
per una falsa, inaccettabile realtà.

Domani:

salirò a bordo,
d'un aquilone viola,
e con esso varcherò,
le barriere della fantasia...

affinché l'idea mi protegga,
nell'ultima,
mia breve interminabile notte.



Strano io

Strana vita la mia,
com'è strano e veloce il mio pensiero.
Strano mondo il mio,
com'è strana e cara la mia amica.
Strano tu, lei, il tutto:
strano io, e forse null'altro.

Strana la penna che mi scivola tra le dita.

Strano ciò che scrive,
com'è strano ciò che sto scrivendo.
Strano come prendo in giro me e gli altri,
strano come gli altri...
prendono in giro me.
Strano il mio block-notes nuovo,
sverginato in questo strano modo.



Ultimo desiderio

Riprende il discorso della poesia "Sono colpevole". Quando scrissi questi versi, e non solo questi, ero decisamente succube delle canzoni di Fabrizio De André. In particolare dell'LP "Storia di un impiegato"... d'altro canto stavo subendo un processo militare per aver mandato a fare in culo un capitano (... rivestivo la carica di sergente).

... non so se c'è andato... ma meritava veramente di andarci. Ad alcuni soggetti dovrebbero impedire di indossare una divisa solo perché assomigliano di più agli uomini che alle bestie... ma... vi assicuro che sono bestie!


Pensa quante persone,
bramerebbero essere al tuo posto:
... morire per aver pensato,
... pensare è un lusso!
Possibile che nessuno te l'abbia insegnato?
... pensare è... reato!

- "A morte!!", grida la gente;
- "A morte!!", con ragione.
... t'invidia,
t'invidia perché a lei,
non è data facoltà di pensare.

Ti odia perché tu,
misero e abbietto essere,
hai raggiunto vette,
per anni da loro sognate.

A nulla è valso il dirgli che per te
... son tutte grandi stronzate!!!
- "A morte!!" ...
E al patibolo,
felici ti han portato.

Sei riuscito finalmente a saziare,
la loro straordinaria sete di gloria,
dividendo disequamente con loro,
la tua ennesima...ambigua vittoria.

Il Sistema ti ha condannato,
la Gente è il Sistema...
la Gente ti ha condannata,
è da eroe morire per il Sistema!



Due padroni

Saluto un amico,
e m'accingo oltre,
nel pensiero angoscioso,
d'un cenno o una parola,
mai più restituita:
saluto, solo l'ombra di me stesso.

Un passo, due passi nel vuoto,
l'atroce silenzio lasciato,
d'una frase fatta,
lanciata nuda,
nella truce esistenza,
d'un sogno che forse...
non vedrà mai l'alba.

Saluto un amico,
e mi rendo vittima inconsapevole,
nella vana ricerca,
d'un attimo perduto,
dimentico tra mille ricordi,
segnanti l'attimo fuggente:
saluto, solo l'ombra di me stesso.



Strano io (in attesa dell'adunata militare)

... strano...
ragionare sul costo di un block notes,
così tristemente iniziato:
strano il non ricordare perché l'ho comprato.

Strani gli armadietti militari,
nel loro eterno silenzioso stranamente legati.
Strani i letti a castello,
e strano come li definiscono...
strani i cubi,
strane le mattonelle...
sempre lucide e sempre coperte di cicche.

Strano, sull'entrata, il cartello no-smoking
... vietato fumare:
strano come l'ho tradotto e strano come non è.
Strani quei barattoli ex-bibite,
vuoti sul termosifone spento.
Sai? ... è strano com'è spento e freddo,
o forse sarebbe strano il contrario.

Strana la mia biro nera,
che non vuol tingere d'azzurro,
questo strano foglio:
strana la parola strano,
e strano chi ne usa un sinonimo...
strano sbagliare,
ma umano e frequente.

Strano il tutto... come son strano io.
Strano come un giorno,
straccerò e dimenticherò,
anche questa strana poesia.



Dio... io vorrei

Mi piace Dante Alighieri, non fosse per altro ma almeno per il fatto che pur non essendo poeta è riuscito a passare per poeta.

... troppo facile voler passare per poeta e destinando tre quarti dell'umanità tra l'Inferno ed il Purgatorio.

L'inizio della seguente poesia... non vi sembra un po' simile all'inizio di "Guido i correi..."? ... a me, sì!


Dio... io vorrei,
che sol la morte mi fosse,
d'amabile compagna,
nell'ultimo pensier che mi porta,
alla desiata meta.

Dio... io vorrei,
che il giorno divenisse notte,
e che la notte,
tradisse il suo amico migliore:
il sogno per il nulla.

"Non un sospiro,
non un ricordo...
quanto più la solitudine
che dal primo vagito
incessante incalza i miei passi".

Dio... io vorrei,
non aver mai voluto
né avuto mai niente
così com'oggi bramo
ritornare al fraterno niente.



Carne putrefatta

... me l'hanno ispirata alcuni colleghi di lavoro (sono un pubblico impiegato). Perché alcune persone s'illudono di vivere? ... come mai non si rendono conto d'essere "pura e semplice carne putrefatta"? ... perché non si ritirano quatti quatti nella loro tomba e lasciano gli altri, i veri viventi e non gli zombi, a vivere in santa pace la propria vita?

... è la cosa peggiore è che a lungo andare riescono a far diventare zombi anche a te... sono infettivi!


Vorrei poter immergere gli arti,
nella carne putrefatta,
riscoprendomi felice,
della nauseante somiglianza,
con l'umano elemento.

Vorrei essere consapevole,
della mia vera natura,
per non più vergognarmi,
nello stringere la mano,
al mio prossimo fratello.

Vorrei... ma ho paura,
paura di sporcare,
le mie linde membra,
il mio casto olfatto tutto,
pura e semplice carne putrefatta.



Requiem per un poeta

Ci fu un tempo in cui mi vergognavo che si sapesse in giro che fossi anche un bravo (?) poeta. Decisi allora di distruggere tutti i miei scritti e mi imposi di non scrivere mai più stupidi versi... ed effettivamente non riuscii più a scrivere versi belli come quelli che avevo distrutto. Quelli che ti propino oggi sono decisamente privi di sentimento.

"Requiem per un poeta" sembrava fosse una delle meno riuscite tra le mie poesie. Acquistò pieno significato quando morì un caro amico, agli inizi degli anni novanta, a soli ventisei anni: Angelo Fasano. Lui era un poeta!


Ho ucciso un amico, e son morto io:
... l'ho ucciso... MIO DIO!
Credeva nella gente,
voleva conquistare il mondo...
ma il mondo ha conquistato lui.

Inutile cercare negli anfratti,
della mia bacata memoria.
... gli piaceva sognare,
ma nella notte un giorno si svegliò:
il mio amico è morto, l'ho ucciso io.

Gli piaceva passeggiare,
sui verdi empirei pascoli,
cantare d'amore e d'onestà:
ho strappato i suoi scritti,
e ne ho fatto un gran falò.

Mi spiegava il gusto della vita,
il piacere dell'eterna illusione,
la dolcezza del sentimento:
ho ucciso un amico, e son morto io,
... l'ho ucciso... mio Dio.

Ho cercato d'occultarne il cadavere,
ho scavato fosse profonde,
varcato confini leggendari...
non m'ha tradito, l'ho ritrovato:
il mio amico è vivo, SON MORTO IO!



Storia di Paola

... ripresi a scrivere poesie, dopo anni d'inattività, il 1986. I primi versi di "Storia di Paola" non fanno altro che ripercorrere il mio passato cammino illuminato dalla Musa della poesia... il cammino che cercai di annullare... invano.


Storia d'un principio senza fine:
storia d'un amore, forse mai iniziato;
storia d'un sogno... mai realizzato.
Storia di mille altre storie,
mai riportate su un libro di storia.

Storia di brava gente,
che non capirà mai niente,
di quel che mi frulla in testa.
Storia d'un passero, piccolo,
trovato morto una mattina,
in una gabbia creata dalla mia gelosia.

Storia d'un paese,
ormai giunto al lumicino:
storia d'una poesia senza senso...
Storie irreali in un paesaggio incantato,
in un paesaggio che cambia ai nostri occhi
... ma non al nostro cuore.

Voglia di distruggere Roma,
e crearvi sopra le rovine,
la sincerità dell'uomo... la mia.
Brama d'insegnare i primi passi,
ad una ragazza che non sa ancora camminare
... storia di Paola.

Storia di Paola...
Mai conosciuta personalmente,
eppur tanto viva nei miei ricordi:
storia scritta s'una moltitudine di lettere,
che un giorno, forse, rileggerò solo io
(ripensando ai pochi momenti di luce,
che segnarono il mio solitario destino).



Ultimo amore

E mentre calpesti il suolo,
amico, del corso principale,
ti riscopri trentenne,
con l'ultima occasione lasciata,
sotto un impeto di furia e rancore.

Ti tengon compagnia i passi,
stanchi, coperti di buio e fantasia,
le foglie ingiallite antestagione,
qualcuna già secca stridente per terra,
mille altre incatenate al vincolo naturale.

Vorresti sospirare al tempo,
ormai privo, incalzante d'ogni essenza,
ascoltare con orecchio infantile,
l'ennesimo rintocco d'un orologio,
secolare, che scappa sospinto al vento.



Rieccomi qua

Rieccomi qua:
solo, lontano da amici e nemici.
Ho chiuso la porta alle spalle,
... è normale quest'atto,
per chi non sa più scindere,
tra veleni e salubri medicinali.

Tutto è normale,
per chi si riscopre delinquente,
in un mondo di strani pregiudizi,
di... delinquenti...
proprio quando, finalmente,
s'arrivava ad accettare,
le imperfezioni...
sanguinarie del Potere.



Attore di vita

Aspettando che il sipario cali,
che le tende del palcoscenico,
celino agli occhi dei passanti,
i nostri più reconditi pensieri.

Aspettando che il protagonista,
con le sue magiche labbra e gesta,
dia vita all'agognata battuta:
un solo ultimo respiro... poi la morte.

Si spengono le luci, invano,
per riaccendersi un po' più in là;
nel mentre un ricordo si fa strada,
nella tua galoppante fantasia.

Inutile relegarlo in un cantuccio,
nella tua vulnerabile solitudine,
frutto del peccato originale,
ormai così poco originale.

Tutto risulta normale,
anche il tuo perduto amore:
misuri un attimo di buio, tremando,
al sapore della sua eternità.

Il giorno si riappropria,
della sua anima mortale,
si ridefiniscono gli oggetti:
t'assale un fragore, la gente applaude.

La farsa continua,
qualcuno diceva fosse sospesa,
gli attori ringraziano,
altri attori, ai loro piedi, lodano.

Osceno aspettare,
che si riaprano le tende del sipario,
facendoti risolcare le scene,
d'una tragedia che non sarà più la tua.



Leopardi: l'infinito

Cosa c'è che lega Pietro Perri a Giacomo Leopardi? ... la poesia (ammesso e non concesso che quella di Giacom... ehm... di Pietro Perri possa definirsi poesia)? ... o semplicemente il fatto che entrambi sono nati il 29 giugno? ... presumo che la giusta sia la seconda ipotesi. Voi cosa ne dite?


Oltre il nulla,
uno specchio,
rivolto all'infinito.
Un'immagine semplice,
riflessa nel vuoto dell'anima,
un amore innaturale,
la tua stupida vita,
priva d'ogni sapore.

Oltre il nulla,
l'inesistente:
"il tic tac sempre più vano,
d'un orologio,
che insegue il significato,
d'un fine insensato,
che non riconosce più".

La tua stupida, insipida vita,
che ricerca illusa,
un nuovo fittizio amore.


Un voto utile e moralmente onesto per San Fili. SANFILESE: il 28 e 29 marzo prossimo vota lista "UNITI VERSO IL FUTURO" - vota OTTORINO ZUCCARELLI sindaco - dai la preferenza a PIETRO PERRI. | pietroperri@sanfili.net

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