Il mulino delle fate - San Fili by Pietro Perri

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Il mulino delle fate

Leggende sanfilesi
di Pietro Perri - inedito
* * *
Una volta, per giunta non tanto lontana, per insegnare l'educazione e le buone maniere ai bambini tra i tanti metodi a disposizione c'era anche quello di raccontare loro, di tanto in tanto, qualche favoletta con morale finale.
La favola poteva essere o riportata da qualche vecchio libro, o inventata di sana pianta sul momento oppure... realmente vissuta dal narratore o da qualche suo avo.
Quello che oggi vi voglio raccontare è successo a San Fili tanto, ma forse neanche poi tanto, tempo fa... quando i mulini ad acqua spadroneggiavano ai lati del grande solco tracciato dal torrente Emoli.
Siamo nei pressi del ponte "du chianu di mulini" (all'incirca dove oggi c'è la villa degli emigranti) ed una massaia sanfilese col suo misero carico di grano sulla testa (la povertà imperversava tra i nostri avi) si recava lemme lemme verso uno dei tanti mulini che all'epoca si trovavano nei pressi delle "jumiceddre".
Pur essendo poco quel grano, gli sarebbe bastato, tramutato in farina per pane e pasta, per sfamare la famiglia un paio o forse tre giorni.
Giunta nei pressi del ponte "du chianu di mulini", stavamo dicendo, la massaia s'imbatte in un gruppo di simpatiche signore intente a divertirsi, con giochi e parole argute, tra di loro.
"Che Dio guardi sa bella brigata!", disse di cuore la massaia rivolta alle simpatiche signore.
"Che Dio vi guardi sa bella giornata!", risposero le signore alla massaia in riconoscenza all'augurio ricevuto.
Inutile dire che le signore erano fate dei luoghi circostanti e, come tutti ben sappiamo, ogni parola che esce dalle bocche delle fate di fatto altro non è se non un benevolo incantesimo.
Giunta finalmente al mulino ed essendo la prima quella mattina, immediatamente consegnò i pochi chili di grano al mugnaio sicura che avrebbe fatto presto e che quindi, ancor più presto se ne sarebbe ritornata a casa.
Il mugnaio, messo in moto l'ingranaggio, iniziò a macinare il grano che, macina macina, più veniva macinato e più farina produceva. Erano passate già diverse ore e diverse massaie si erano recate al mulino col loro carico di grano sulla testa e tutte iniziavano a spazientirsi per la lunga attesa.
Ma il grano della nostra protagonista più veniva macinato e più farina produceva... tanta farina che la massaia difficilmente sarebbe riuscita ormai a trasportarla a casa se non in tre o quattro viaggi.
Anche il mugnaio finì per spazientirsi tanto d'arrivare a dire: "E mo' basta! ... sempre tu macini? ... ce sunnu puru l'atre c'aspettanu a tant'ure!"
Al profferire tale parole, di botto la produzione di farina del grano della brava ed educata massaia cessò di colpo... ma ormai la massaia era stata adeguatamente ricompensata per il suo buon cuore e la sua educazione.
Se trovandoti a passare a San Fili per "u chianu di mulini" ed incontri un gruppo di giovani e belle signore (ma anche gente normale, diciamo la verità!), non pensarci due volte a salutarle col cuore augurando loro tanto bene... potrebbero essere delle fate e chissà a te che regalo ti faranno.
... se poi non saranno delle fate ma gente normale, un saluto a te non sarà costato niente... ma ci avrai ricavato sicuramente la risposta ed un bel sorriso.
Si parla, nei pressi delle "jumiceddre" di un vecchio e abbandonato mulino detto "il mulino delle fate": che sia quello che ha beneficiato la protagonista di questo racconto?
San Fili 1955. Sopra: mulino di Costantino sotto la neve alle "Jumiceddre". Che sia il mulino delle fate? ... dall'archivio fotografico di Francesco (Ciccio) Cirillo.
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