La chiesetta di santa Liberata - San Fili by Pietro Perri

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La chiesetta di santa Liberata

Storia e non solo
 San Fili, Giuseppe Calendino e la chiesetta di santa Liberata.
 ... by Pietro Perri.
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Anche a San Fili qualcuno - tanto e tanto tempo fa - credeva nel sovrannaturale: in Dio, nei santi e nella gerarchia (decisamente derivante dalla mitologia greco/romana) celeste.
Un esempio? ... l'alto numero di edifici sacri ancora persistenti sul territorio comunale.
Qualcuno ancora utilizzato (Chiesa Madre o dell’Annunziata e chiesa della Madonna del monte Carmelo), qualcuno sconsacrato e dimenticato… almeno nell'uso per cui era stato concepito (esempio la chiesa di san Vincenzo Ferrer e la chiesa di san Giovanni Battista) e qualcuno semplicemente dimenticato.
Su quest'ultimo caso - ed anche perché richiestomi da un amico (su Facebook… il noto network) - non posso non segnalare quello della chiesetta di campagna in cui c'imbattiamo a poche centinaia di metri dal bivio di villa Miceli... direzione, venendo da Cosenza, centro abitato di San Fili.
E' una chiesetta forse senza nome (... se l'ha... non lo so!) ultima nata a San Fili - come edificio sacro - ma in compenso... prima morta… tenuto conto che la sua vita d’edificio aperto al culto non ha festeggiato neanche il mezzo secolo di vita.
Gli inglesi (reminiscenze computeristiche) direbbero non senza ragione... “last in first out” (ultima ad entrare prima ad uscire)!
La chiesetta - edificio sempre sacro? - di villa Miceli è stata ardentemente voluta da Giuseppe Calendino… cugino diretto di mio padre Salvatore… Perri.
Si dice che a Giuseppe Calendino una notte venne in sogno santa Liberata che lo pregò (ordinò?) di costruire una chiesa in suo onore nel luogo in cui sorgeva agli inizi del XX secolo un “calvario”… nei pressi di villa Miceli poco distante dalla sua abitazione.
Detto fatto: un sasso alla volta recuperato nelle campagne circostanti ed aiutato dalle donne e dagli uomini di buona volontà presenti nella zona, centimetro dopo centimetro l’edificio prese forma.
Agli inizi degli anni Quaranta santa Liberata ebbe il suo tetto anche nel territorio di San Fili… nei pressi di villa Miceli… all’uort’e griddri.
La chiesa è realizzata con pietre, mattoni e calce.                
Furono tantissime le persone (sanfilesi e delle persone delle contrade nei pressi di villa Miceli) che collaborarono a vario modo alla costruzione della chiesetta di santa Liberata. La chiesetta voluta da Giuseppe Calendino a seguito di espressa richiesta, nel corso di un sogno, della santa stessa.
La gente vi lavorò - felice come deve essere felice chi lavora per il suo Dio se lo stesso non è il dio denaro - senza nulla ottenere come dovuta paga se non un più che meritato angolo nel promesso paradiso.
Vi lavorò, contribuendo con qualche trasporto di pietre, anche mia madre Letizia Rende e mia nonna Concetta Muto che all’epoca abitavano in contrada Cucchiano della confinante Rende.
Mia madre ricorda anche una messa cui assistette negli anni cinquanta all’interno di tale struttura religiosa.
Io? … ricordo forse l’ultima messa che vi celebrò l’indimenticato don Luigi Magnelli nella prima metà degli anni Settanta… poi il nulla.
Difficile oggi definirla una chiesa tale edificio in quanto se la definiamo tale dobbiamo definirla anche morta.
Ormai dell’esistenza di tale edificio poco interessa forse persino agli eredi di colui che ne volle la realizzazione: Giuseppe Calendino.
La chiesa di santa Liberata di San Fili, infatti, sembra essere in perenne vana costruzione ed oggi, a vederla passandoci davanti, tutto sembra ricordare tranne che un edificio religioso.
Persino la campana che avrebbe dovuto mettere il punto fine alla sua realizzazione giace (“si dice” ed io ai “si dice” ho sempre creduto) - pur regolarmente pagata e regolarmente prelevata dal deposito - sotto qualche centimetro di polvere nel sottotetto della locale casa parrocchiale... già vecchia ancor prima d’essere considerata nuova.
Tale chiesa, infatti, si può senza dubbio affermare che non è sopravvissuta al suo benefattore (ideatore e edificatore)… forse per il fatto che lo stesso ha sfiorato il secolo di vita.
Oggi? … l’edificio si presenta (agli inizi del 2015) decisamente abbandonato: vetri rotti e forse anche il tetto da rifare… il portone bloccato da detriti e materiali da riporto vari e quel che è peggio… la gente che vi passa davanti e non si chiede neanche a cosa servisse in altri tempi tale pittoresca costruzione… quasi una chiesetta in cartone realizzata per movimentare la scena di un paesino su una collina d’un presepe.
San Fili? ... è anche questo!
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Dovere di cronaca: dopo aver pubblicato l’articolo dal titolo “San Fili, Giuseppe Calendino e la chiesetta di santa Liberata” sul mio blog e su social network Facebook ho ricevuto un piacevole commento all’articolo stesso. Commento che vi propongo di seguito.
A proposito: il commento è firmato dall’avvocato Giuseppe Calendino… junior.
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Caro Cugino Pietro,
grazie per aver dedicato una pagina alla chiesetta voluta da mio nonno!
Non ti nascondo che la vicenda di questa chiesetta mi addolora molto!
Mio nonno era riuscito a coinvolgere molta gente per l'edificazione della chiesa di santa Liberata!
Pensa che, alcuni nostri compaesani di New York (tra cui Michele Santanna) mandarono in dono una campana di bronzo che ancora oggi giace (spero) presso la casa del parroco di San Fili!
Io conservo ancora le fotografie di come era il Calvario e dei lavori di edificazione della chiesetta!
Purtroppo ad oggi non siamo ancora riusciti a realizzare l'ultimo desiderio di mio nonno: la ristrutturazione della chiesa!
Se conosci qualcuno che volesse aiutarmi a realizzare questo desiderio, anche con la sola forza delle braccia, fammelo sapere!
Sarebbe bello se una nuova generazione di Sanfilesi ripetesse le gesta dei nostri avi!
Ti abbraccio con affetto!
Giuseppe Calendino JR
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