La testa di Sirviuzzu ed il suo giusto cappello - San Fili by Pietro Perri

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La testa di Sirviuzzu ed il suo giusto cappello

I racconti del focolare
La storia che sto per narrarvi (“La testa di Sirviuzzu ed il suo giusto cappello”), opportunamente rielaborata,  fa parte dei cosiddetti “racconti del focolare” dei nostri avi.
Vere e proprie perle di saggezza che mostrano l’indiscussa arguzia di chi ci ha preceduto.
Noi, per comodità di narrazione, la collocheremo storicamente verso gli inizi degli anni settanta (1970/1973). I nomi dei personaggi sono ovviamente inventati, i luoghi (incluso la bancarella) sono reali.
*   *   *
Ormai era deciso, senza un cappello in testa Sirviuzzu non poteva starci più.
Dopotutto un cappello dava anche signorilità, era segno di rispetto e contrassegnava le cosiddette “persone arrivate”.
Non importa fosse un vero e proprio cappello, ossia il copricapo prescelto dai cosiddetti nobili... anche una coppola andava bene, anzi, meglio se una cuoppula. I suoi paesani l'avreb-bero sicuramente apprezzato di più (o quanto meno avrebbero riso meno di lui).
I capelli, poi, erano sempre più radi e sempre più grigi sulla sua testa.
C’era un piccolo grande problema, però: in paese non c’era, malgrado non ne mancassero con articoli similari, un negozio in grado di esaudire il suo legittimo desiderio.
E la colpa, manco a dirlo, non era dei commercianti ma di Madre Natura.
Proprio così: una testa come quella di Sirviuzzu, una bella taglia 64 (una vera e propria extralarge) a dirla nella misurazione dei cappelli, era decisamente fuori dal comune e come tale... fuori commercio.
Chiedi e richiedi, un compaesano gli dice che l’unico in grado, forse, di toglierlo dall’impiccio era un venditore di cappelli, a Cosenza, di fianco all’accesso del ponte di Lungo Crati: zu ‘Ntonu, per la precisione.
Presa la corriera, il nostro eroe si reca a Cosenza dal famoso venditore di cappelli: “Per tutte le misure e per tutti i prezzi”, si leggeva su un cartello appeso ad un lato della bancarella.
Zu ‘Ntonu
notando Sirviuzzu girare intorno al proprio punto commerciale annusò immediatamente odore d'affare.
Prese tra le mani, da uno scatolino ingiallito dal tempo, quella coppola che da anni ormai non riusciva a vendere... vista la grandezza della stessa, e la porse orgoglioso all’incuriosito potenziale acquirente.
Sirviuzzu
, con un piglio d'evidente timidezza, la provò subito: era perfetta, giusto quella che cercava e per giunta della giusta misura.
“Caro Sirviuzzu”, si erano già presentati, gli disse il commerciante,  “voglio farti fare un affare. Si tratta di un pezzo unico e come tale non devi spaventarti del prezzo... sette mila lire. Oltretutto... mi dici dove riuscirai a trovare mai una coppola per la tua testa... con, rispettosamente parlando, quelle dimensioni”.
“Sette mila lire?” ... si domandò fra se e se il nostro compaesano, “... eppure il prezzo massimo delle altre coppole non supera le tre mila lire”.
Zu ‘Nto, io ti do' pure ragione e per questo ti voglio venire incontro: quattro mila lire e l'affare è fatto. Credimi, qua nessuno è fesso. Dopotutto se io non riuscirò a trovare facilmente una coppola per la mia testa... dubito che tu, pur aspettando altri dieci anni, riuscirai  a trovare una testa per la tua cuoppula”.
Zu ‘Ntonu
capì che il ragionamento non faceva una grinza e decise di chiudere senza ulteriori tentennamenti, e felicemente per entrambi i contendenti, la trattativa.
Dopotutto anche, ed anche in quel modo, quello era un ottimo affare.
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