Le piante del Natale - San Fili by Pietro Perri

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Le piante del Natale

Cultura semidialettale
di Pietro Perri (articolo scritto in un periodo natalizio di fine anni Novanta del XX secolo).
 
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Lippu, frascogna e pungitopu.
 
 
Del Natale e delle "meglie feste dell'anno" a San Fili (Capodanno, Pasqua ecc.) ne ha ampiamente parlato il prof. Francesco Cesario nel suo libro "San Fili nel tempo" per cui, evitando di ripetermi, a chi ancora non l'ha, consiglio di procurarsene una copia.
 
In questi giorni (inizio dicembre) comunque, avendo in mente di costruire il tradizionale presepio, mi è girato per la testa di ripescare alcuni termini dialettali della mia fanciullezza decisamente caduti in disuso.
 
Sono termini prettamente botanici: lippu (con i derivati "lippusu" e "lippiadi"), Spinapulice o spinasurice (ossia pungitopu) e frascogna (o viscogna).
 
Oggi per realizzare il verde nei presepi basta andare in un qualsiasi negozio e comprare una appropriata carta verde... per la gioia delle casalinghe in quanto non corrono il rischio di sporcare eccessivamente le loro abitazioni... sono poche famiglie oggi ormai, infatti, ad utilizzare per tale scopo anche nei nostri paesini del naturale "lippu" (muschio).
 
Fino a qualche decina d'anni orsono invece a San Fili c'era una vera e propria incetta, nel periodo pre-natalizio, di questa pianticina primordiale e la maggior parte finiva certamente ad abbellire il presepe che veniva realizzato nella Chiesa Madre.
 
Il Natale a San Fili veniva per tutti e per tutti era sacro rispettare la tradizione del presepe. Chi non poteva comprare dei pastorelli in terracotta o cartapesta, senza lasciarsi prendere troppo dallo sconforto, realizzava i propri "pascarieddri" (non sempre definibili opere d'arte) in creta che si procurava dai locali "ceramilari". Plasmato il "pezzo", lo si faceva indurire (cuocere) accanto al fuoco di casa (u fuacularu).
 
Il "lippu" migliore, per gli intenditori, era ed è in ogni quello che cresce ai piedi degli alberi di degli ulivi e dei castagni, anche se non è da biasimare neanche quello trovato a ridosso dei grandi sassi o della roccia rossa (tipica del nostro paesino).
 
Lippusu
comunque era la frutta acerba o un vino delle peggiori annate. "Lippu" è detta quella buccia finissima che riveste internamente le castagne e "lippiadi" persino un'esistenza senza senso... anche se "pigliare lippu" equivale ad attaccarsi, affezionarsi ad un luogo o ad una comunità.
 
Un'altra pianta di questo periodo (e di cui sono stracarichi i nostri alberi di castagno sopravvissuti al cancro ed alla stupidità umana) è certamente la frascogna o viscu (vischio). A parte il concetto ornamentale natalizio di tale "pianta parassita", c'è da dire che dalle palline della stessa, in altri tempi ovviamente, opportunamente bollite, se ne ricavava una particolare colla con la quale si cospargevano sia le zone dove era qualche pianticina di vischio che altre zone dove si sapeva che si sarebbero posati piccoli uccelli in cerca di qualcosa da beccare.
 
Tali uccelli, inutile dirlo, finivano senza via di scampo nel paniere dei cosiddetti "cardiliaturi" (persone specializzate nell'acchiappare cardili).
 
La terza ed ultima pianta tipica del periodo natalizio (a San Fili come in buona parte del mondo) è la "spinapulice" o "spinasurice", conosciuta ormai come pungitopo... ma qui si può dire che siamo di fronte ad un vero e proprio termine italiano. Ossia quella stupenda pianticina sempreverde con quelle caratteristiche palline rosse.
 
Qualche nostro anziano la fa coincidere con il termine "vrusciu", ma con questa parola (più che altro "vruscia") anticamente venivano intesi "i rimasugli di castagne e di ghiande che restano dimenticati, o rifiutati come scadenti nei castagneti o nei querceti, e in cui si fanno pascolare i porci per nutrirsene" (n.d.r.: definizione presa dal "Vocabolario del dialetto calabrese" di Luigi Accattatis), ovvero i luoghi dove si sarebbero potute trovare le pianticine di pungitopo e non le pianticine stesse.
 
Le pianticine di pungitopo venivano usate anche per abbellire l'albero di Natale, assieme a qualche pezzetto di torrone, a dei "pupazzieddri" di stoffa fatti in casa, a dei fiocchi di cotone (simbolo della neve) e a quant'altro, nei bei anni che furono (ante 1950) offriva ai nostri anziani la magnanima Signora Provvidenza.
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