San Fili by Pietro Perri


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Proverbi calabrese santufilisi

Dialetto calabro santufilise

Chi va derittu campa affrittu.

Guardandoci intorno e studiando la storia, viene normale chiederci: essere onesti, conviene?
Il proverbio che proponiamo questo mese sembra proprio consigliarci il contrario: “
chi va derittu campa affrittu” ossia “chi è onesto, chi segue le regole alla lettera (o almeno ci prova), finisce sovente in miseria”, o quanto meno campa male.
Viviamo, di fatti, in un tempo dove la disonestà (intellettuale, economica ecc.) sembra farla da padrone.
Eppure, viene naturale chiedersi: ma i tempi di una volta, erano così diversi dai tempi di oggi? … è proprio vero che una volta la gente era più onesta? … più rispettosa? … più altruista?
Sull’onestà della gente nei decenni (se non nei secoli) passati chi scrive ha sempre nutrito forti dubbi. L’uomo, dopotutto, è pur sempre l’uomo: “
homo homini lupus”, dicevano dopotutto i latini, “l’uomo è lupo di se stesso”… e sotto il sole, inutile ribadirlo, non c’è niente di nuovo.
Ad indicare il fatto che l’uomo è potenzialmente un disonesto, si ci mette di mezzo anche il proverbio “
l’occasione rende l’uomo ladro”. Un po’ come dire: se c’é qualcuno che non ha rubato ancora qualcosa (e non è detto comunque che sia un qualcosa di materiale), è solo perché quel qualcuno non ha ancora avuto, nella sua vita, l’occasione o quanto meno l’occasione giusta.
I calabresi, nella loro atavica saggezza popolare, tale concetto sembrano esprimerlo, in modo decisamente duro (così come è il loro solito), con il proverbio “
chi va derittu campa affrittu”. Chi, in poche parole, rispetta le regole e vorrebbe che anche gli altri le rispettassero, se non finisce in miseria sicuramente vivrà male.
Ovviamente se si accettassero come vangelo frasi di questo genere, per il genere umano ci sarebbe ben poco da sperare, da … stare allegri. E ciò non solo per gli onesti, ma anche e soprattutto per i disonesti.
Se i disonesti riescono regolarmente, o quasi regolarmente, a farla franca, infatti, e solo perché vi sono degli onesti che pur vedendo, pur sapendo … scelgono, per i più disparati motivi, di non reagire alle provocazione dei disonesti.
Gli onesti, poi, stranamente in questo mondo di paradossi hanno sempre qualcosa da perdere.
Dopotutto, diciamo la verità, quanti di noi possono dire di essere veramente onesti? … quanti di noi possono dire ad alta voce di non aver mai rubato, o di non aver mai pensato di rubare, dal barattolo della marmellata?
Quanti di noi sono legittimati a fare i moralisti su questa terra?
Decisamente pochi, per non dire nessuno. Ma ciò non toglie che se l’Umanità può ancora calpestare, dopo millenni di malefatte, il suolo terrestre, è solo perché ci sono alcuni individui che ancora non hanno avuto la loro buona occasione … per diventare anche loro dei provetti ladri.
… e speriamo che di tali soggetti ve ne siano anche per gli anni (millenni?) a venire.

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Chine ccu guagliuni si ‘mmisca (variante: si curca), ccu pulici si leva.

Un proverbio è tale in quanto lo stesso, pur essendo frutto della saggezza popolare, è raffrontabile non solo al passato ma anche alla realtà dei giorni in cui lo stesso viene portato ad esempio.
Chine ccu guagliuni si ‘mbisca, ccu pulici si leva” ovvero “chi ha a che fare con i ragazzi (con soggetti limitati mentalmente e culturalmente) prende le pulci (cioè non combina niente di buono)".
Sembra un po’ il succo del dramma che ha investito l’intero campo amministrativo calabrese (regione, comuni capoluogo e piccoli comuni… incluso San Fili). “
A palla”, ormai da decenni a questa parte, “è finita mmanu o ari guagliuni o a granni ‘mbiscati ccu guagliuni”. Diversamente tante cose non sarebbero spiegabili.

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Errure de miedicu vuluntà de Diu.

Diciamo la verità: i nostri anziani in merito alla professione medica avevano le idee decisamente chiare.
A dimostrazione dell’esattezza di tale affermazione c’è tutta una serie di proverbi e modi di dire coniati, nel corso dei millenni, da quanti ci hanno preceduto nella nostra amata/odiata terra di Calabria.
Qualche esempio? …, sicuramente il proverbio che proponiamo questo mese: “errure de miedicu vuluntà de Diu”.
Se il medico sbaglia, ed in Calabria, specie negli ospedali della nostra Regione, in questi ultimi anni medici che hanno sbagliato ce ne sono stai a iosa, la colpa non può che essere addebitata al fato (al destino) o a Dio in persona. Dopotutto quannu è arrivata l’ura a morte trova a strada”… e magari in qualche occasione la strada indossa un camice bianco e si ferma in una corsia d’ospedale.

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Gente de marina futta e camina.

Un proverbio costruito ad hoc dalla gente della montagna (o quantomeno della collina) che trova sicuramente ragione d’essere nel “lassismo” (punti di vista, s’intende), inteso come libertà di costumi ed apertura mentale, tipico della gente della marina.
Un “lassismo” dovuto sicuramente alla facilità d’interscambio di vedute cui erano soggetti protagonisti, in altri tempi, gli abitanti delle coste sempre a contatto con nuove culture e modi di pensare. Una situazione sicuramente decaduta nel momento in cui l’uomo moderno tali interscambi li attua non più tramite navi e porti, ma tramite altri mezzi quali l’etere, internet e via dicendo.
La gente della marina, nella credenza popolare dei chiusi (protettivi - tradizionalisti) “montanari”, non aveva regole e come tale era, nel possibile, da evitare.
Le stesse bibliche città di Sodoma e Gomorra, dopotutto, erano città di mare?

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Giustizia e onestà amaru chine ne circa.

Giustizia e onestà amaro chi ne cerca. Una affermazione, questa, che sicuramente non viene smentita né dalle cronache dei nostri giorni né dalle esperienze accumulate.
Il mondo in cui viviamo, ultimamente con sempre maggiore affanno, continua a negarci, senza più ritegno, una seppur minima parvenza di giustizia legale e sociale. Tutto è messo in discussione, anche le certezze. E quando le certezze vengono poste in discussione… a farla da padrone sono senza ombra di dubbio i disonesti o i presunti tali.
Già, perché più passa il tempo e più il disonesto (chi ha rubato o chi ha coperto il ladro, chi ha ucciso o chi ha coperto l’assassino, chi ha ricattato o chi ha coperto il ricattatore e via dicendo) si trova (in una società “buonista” come la nostra) dall’altra parte della barricata. Magari difensore di quegli stessi principi dallo stesso in precedenza regolarmente calpestati.
Anche in un tale tipo di società, ovviamente, ci sarà sempre e comunque qualcuno delegato a pagare per tutti: l’onesto, ossia colui che rispetta le regole (tranne che il nostro antieroe non si decida a scavalcare il reticolato… ma per fare ciò, ci vuole tantissimo coraggio).
“Giustizia e onestà amaru chine ne circa”, non ci credete? … non ci credevamo neanche noi.
In un’altra versione del proverbio di questo mese la parola “
onestà” viene sostituita dalla parola “sanità” (ossia “salute”).

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Miegliu crisci ‘nu puorcu e no ‘nu figliu, c’armenu quannu l’ammazzi ti ‘nne unti u mussu.

Altri tempi, tempi in cui ancora si aveva la possibilità di crescere il maiale “’ntru catoju”, ossia al pian terreno dell’abitazione. Tempi neanche tanto lontani, se si pensa che i maiali sono stati allontanati dal centro abitato agli inizi degli anni settanta.
Il proverbio ovviamente è riferito al figlio ingrato… Quando lo stesso non poteva ancora denunciarti a Telefono Azzurro.

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scati (leggi "misc-kati) ccu gente meglia ’e tije e facc’e spise.

Frequenta persone di grado (... ceto sociale? ... preparazione culturale?) superiore al tuo anche se questo ti costerà denaro.
Proprio così, perché dai migliori di noi c’é sempre e comunque qualcosa da imparare (quando non si ha anche un ritorno economico). Cosa che regolarmente non si ottiene, se non raramente, da quanti sono uguali o inferiori al nostro ceto sociale ed alla nostra preparazione (esperienza?). Le briciole, infatti, seppur briciole cadono dai tavoli dove si mangia il pane.
Dai nostri pari o dai nostri inferiori possiamo solo ottenere invidia, derisione, disincentivazione morale e materiale. Raramente (quasi mai) da questi otterremo complimenti e similari... tranne che questi non abbiano necessità di usufruire della nostra nuova condizione sociale.
Per un senso cristiano, ma solo per questo, comunque voltati indietro (non dimenticare mai il tuo passato e la tua origine) e se puoi fare del bene, se puoi aiutare qualcuno rimasto indietro a contare i tuoi passi e a respirare la tua polvere... fallo. Fallo ma senza soffermarti molto e senza aspettarti alcun ringraziamento: perderesti tempo prezioso e rischieresti di essere risucchiato nella misera condizione che ti eri lasciato alle spalle.

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Né vistu e né pigliatu ‘un po’ jire carceràtu.

Non visto e non sorpreso non può andare carcerato” ossia non si può essere condannati se mancano le prove.
Questo processo riporta alla memoria alcuni fatti di cronaca che in questi ultimi anni hanno tenuto su l’attenzione degli italiani. Vedasi ad esempio l’omicidio del piccolo Samuele a Cogne (dove ci si ostina, senza prove e senza certezze, a voler mandare in galera una madre accusata dell’omicidio del proprio figlio solo perché gli investigatori non sono in grado d’individuare un colpevole) o la clamorosa (di qualche anno addietro) assoluzione del senatore Andreotti dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso (dieci anni di processo basati su dei “sentito dire” finiti tragicamente - per le tasche degli italiani - in un macroscopico flop giudiziario).
E… “
quannu ‘a vilanza penne giustizia è morta” (“quando la bilancia pende da un lato, la giustizia è morta”), intendendo per bilancia il simbolo base della giustizia (uguale per tutti).
Per dirla breve: com’è finita la tangentopoli italiana? … sembrava che dovessero andare tutti, o quasi, in galera i parlamentari della prima repubblica. E invece? … tutti liberi e nessuno che ha restituito il maltolto: dopotutto era solo “illecito finanziamento ai partiti”, reato fino ad allora (ma il dubbio resta anche per il dopo allora… visto come vanno le cose in Italia e nel mondo) non contemplato dalla legge.
I pochi condannati o a rischio di condanna… assolti perché il reato è stato oggetto di prescrizione o perché nel frattempo è entrata in vigore una legge che di fatto ha depenalizzato lo stesso.
Tutti onesti, è il caso di dire, appassionatamente (tranne i ladri di galline… s’intende)!

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Nun c’é povertà senza difiettu.

Spesso e volentieri la povertà di una famiglia è legata ad un problema più o meno cronico presente nella famiglia stessa: un membro che si ubriaca, o si droga o è dedito al gioco. Un capofamiglia (oppor-tunamente coadiuvato dagli altri membri della famiglia) tanto stupido da non riuscire ripetutamente a capire quand’è il momento giusto per cambiare traiettoria di vita.
Sono pochi infatti i casi in cui la povertà di un determinato nucleo familiare, in una società civile, sia dovuta a fattori completamente estranei (esterni) al nucleo familiare stesso.
Ecco perché i nostri anziani amavano dire “
nun c’é povertà senza difiettu”. Dietro qualsivoglia povertà c’é una causa logica su cui si può e si deve intervenire.
A dire il vero il “
difiettu” può anche essere estraneo a colpe della famiglia colpita dalla disgrazia della povertà (es.: crisi economica nazionale o malattia particolarmente onerosa), in tali casi è opportuno che per risolvere il problema intervenga la società in cui vive ed opera il nucleo familiare colpito dalla disgrazia.
Diversamente non sarebbe questa una società definibile democratica e civile.

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Nun fare bene cà è sprecatu e mancu male cà è peccatu.

Nella vita… è più giusto fare bene o fare male?
… il proverbio (detto) calabrese che vi proponiamo questo mese ci dice a chiare lettere che l’uno e l’altro sono comunque due cose sbagliate. Nel primo caso in quanto l’irriconoscenza è il minimo che ci si possa aspettare dal nostro prossimo (specie se il nostro prossimo è annoverato tra i parenti o gli amici), nel secondo perché, da buoni cristiani, non bisogna mai dimenticare che fare del male è comunque peccato.
… e chi non è cristiano (come il premio nobel, filosofo, logico e matematico gallese Bertrand Arthur William Russell), comunque non deve dimenticare che il male causato al prossimo spesso e volentieri ingenera odio e pretende vendetta.
Il proverbio (detto) calabrese “
nun fare bene cà è sprecatu e mancu male cà è peccato” dai nostri anziani viene anche proposto nella variante “fa bene e scòrdate, fa male e pènsace”.
Noi pensiamo che fare del bene sia comunque necessario ed obbligatorio (in una società civile) almeno finché il fare del bene non diventi sinonimo di fessaggine.

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Piscia chiaru e frìcati du miedicu.

Un punto di forza dei nostri avi (contadini: scarpe grosse è cervello fino) e stata certamente la saggezza raggiunta con millenni d’esperienza.
Saggezza racchiusa in tutta una serie di detti popolari: i proverbi.
Proverbi che parlano di natura, di come comportarsi civilmente con tutti, di come non fidarsi di nessuno e possibilmente anche di se stessi, di come curarsi in modo saggio e previdente (senza rischiare la propria vita – e/o il proprio portafogli - mettendola nelle mani non sempre raccomandabili di un medico) .
Quindi...
piscia chiaru e frìcati du miedicu.

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Roba de guviarnu: chine ‘un futte va allu ‘mpiarnu!

Inutile continuare a sottolinearlo: la saggezza che i nostri avi ci hanno lasciato con in eredità nei loro arguti motti (proverbi), dovuta principalmente ad una esperienza ripetuta nel tempo (un po’ come dire “nihil sub sole novi” / “niente di nuovo sotto il sole”), è veramente impressionante.
Roba de guviarnu: chine ‘un futte va allu ‘mpiarnu” ossia “chi non frega la roba che appartiene al governo (cioè alla comunità) meriterà l’inferno”.
Un proverbio (un anatema?) questo che sembra ben conosciuto dagli italiani (parlamentari, amministratori locali, semplici cittadini)… visto quanto si legge (e soprattutto “quanto non si legge”) sui giornali locali e nazionali.
Sembra che tutti, infatti, chi più chi meno, sia intento a garantirsi un posticino in paradiso: fregando, se c’è la possibilità di fregare, o in assenza limitandosi ad evadere (o contribuendo a far evadere) qualche briciolo di tasse.
Tu dici di non essere tra questi? … se quanto affermi è vero, vuol dire che tu non sei mai stato o non sei un parlamentare (o quanto meno un buon parlamentare), non sei mai stato o non sei un amministratore locale (o quanto meno un buon amministratore locale), che non sei un professionista (o quanto meno un buon professionista), che non sei un artigiano o un commerciante (o comunque un buon artigiano o commerciante), che non hai mai pagato le tasse perché non hai mai avuto ne’ hai niente (e quindi dimmi che ci stai a fare nella nostra comunità), che hai sempre preteso ed ottenuto lo scontrino fiscale dagli esercizi pubblici, che hai sempre preteso ed ottenuto la ricevuta fiscale del tuo dentista, che…
Dopotutto in Italia ormai la morale dei nostri parlamentari e/o amministratori locali sembra si misuri in base agli avvisi di garanzia che gli stessi ricevono nel corso della loro carriera: più ne ricevono e più meritano di continuare a ricoprire determinate cariche.

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Si ‘u ‘mpriestu era buonu ognunu ‘mprestàva puru a muglièra.

Se prestare giovasse, ciascuno presterebbe anche la moglie.
Il prestito, è più che risaputo, ha sempre creato grossi problemi sia a chi lo ha concesso che a chi lo ha ottenuto, spesso rompendo decennali amicizie. Alcune volte perché per motivi contingenti il debitore non ha potuto far fronte alla restituzione, altre perché l’una o l’altra parte in causa ha cercato di fare la furba (e di furbi, su tale fronte, ce ne sono sparsi anche nella nostra comunità).
Tale proverbio lo troviamo anche nelle versioni “
scuppetta e mugliera ‘un si ‘mprestanu mai” (“fucile e moglie non si prestano mai”), “amaru chi ha de dari e chi ha de avìri” (“guai sia per chi ha da dare e per chi deve avere”), “sordi ‘mprestati, nimici accattàti” (“denaro prestato nemico comprato”), “cunti allu spissu, amicizia alla longa” (“conti corti, amicizia lunga”).
Eppure oggi, dimentichi della saggezza degli antichi, sono in tanti a gettarsi nell’assurdo meccanismo del mercato creditizio (sia questo tra singole persone che tra persone e soggetti giuridici)... e persino i perfetti U.S.A. (vedasi il caso dei mutui subprime) oggi ne stanno pagando le conseguenze.


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