Scritte murarie - San Fili by Pietro Perri

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Scritte murarie

Cultura varia
di Pietro Perri
 
da "Il Gazzettino del Crati" anno XVIII n. 1 del 15.01.1990.
 
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San Fili: quando le scritte sui muri fissano la storia di una comunità.
 
 
Ci sono diversi modi di affrontare giornalisticamente una determinata situazione, un personaggio, una comunità o più semplicemente uno status vitae (N.d.R.: ... da non credere, iniziavo a spiegare me stesso!). Se ne può parlare, a seconda dei casi o dei legami intercorrenti tra il giornalista e la res, in positivo o in negativo, parziale o imparziale, costruttivo, distruttivo o infamante, generale o particolare e via dicendo.
 
Spesso scrivere in modo negativo della res, a chi legge può dare l'impressione di essere in presenza di un atto di ostruzionismo particolareggiato senza senso di imparzialità verso qualcuno o qualcosa (sfruttare cioè il particolare per offuscare il generale), quando in realtà si mira esclusivamente, fermo restando quanto di buono traspare dal considerato, a fare in modo che sia semplicemente rimosso il granello di polvere che comunque resta presente sul naso del Davide michelangiolesco (N.d.R.: ... e pensare ch'era solo un preambolo!).
 
Ed è proprio di un granello di polvere che questa volta vi voglio parlare, un granello di polvere, questo, che finisce quotidianamente nei sensibili, anche se non troppo, occhi dei cittadini sanfilesi e di quanti si avventurano per le strade del pittoresco Comune di San Fili (un problema comunque da allargare a tutti i centri urbani della nostra stupenda penisola, pochi esclusi).
 
Ricordate il detto <<anche i muri hanno orecchie>>? ... forse è un pochino esagerato, poiché se orecchie nel caso ci sono, queste sono certamente riferite a chi vilmente si cela ad una realtà prettamente privata. Ancor più errato è il detto <<... se i muri potessero parlare!>>: i muri, in effetti, parlano e pure troppo, sia in modo ideale (basta saperli interpretare), sia in modo letterale (situazione, quest'ultima, da cui si può desumere il grado di civiltà di una determinata civiltà o di un intero popolo).
 
Le scritte sui muri: fanciullesca reminiscenza dei felici anni delle superiori.
 
San Fili, corso XX Settembre in modo più evidente, è decisamente sommerso da un oceano di scritte murarie (senza considerare il nugolo di manifesti, politici o pubblicitari che siano, affissi in modo tanto barbarico da far arrossire anche Attila, che deturpano le stupende facciate dei palazzi settecenteschi), alcune delle quali anche di una certa importanza storica.
 
Le scritte sono varie, di varia estrazione politico - sociale e riportano alla luce quasi un secolo di vita paesana (vario ne è anche il colore di vernice utilizzato: verde, nero, giallo, azzurro, bianco, rosso). Tra queste, in prossimità di piazza San Giovanni (dopo il semaforo, all'inizio della scalinata che conduce in via Cozzo di Iorio), risalta anche una scritta in inglese, forse un ulteriore, ingenuo, tentativo di divulgare più celermente quella che si suppone sia destinata a diventare la lingua dei popoli del futuro, o forse semplicemente un modo come un altro per riproporre ulteriormente la nostra stupidità di esseri umani: <<You'll never walk alone>> firmato <<Eagles Lazio>>.
 
Quasi cent'anni di storia: scritti con mano tremolante e con un nero, opere postume d'un novello Pasquino, che fa rabbrividire il sangue (<<abbasso il re>> e il <<chi non lavora non mangia>> dell'originario, ancora incolume del concetto della mera dittatura, almeno per quei tempi, significativo marxismo); scritti con mano consapevole del proprio potere strafottente ed incondizionato (<<Dux>>, <<sostare è retrocedere>>, <<non si può esaltare il sacrificio di ieri se non si è pronti a quello di domani>>... unico pregio, se non sempre il contenuto morale, almeno l'estetica); scritti, vittime appunto di un cronico attacco di stupidità barbarica e volgare <<l'uomo Del Monte ha detto Spiga>>, <<Zu Pinu>>, <<Vota Torre>>, <<Vota Spiga n. 2>>, <<Juve merda>>, <<Inter>> ecc. ecc. ecc.
 
No, non una lotta verso degli amministratori che tanto hanno fatto nei confronti dei propri amministrati, ma certamente un invito agli stessi a mettere una virgola in più alla propria opera, facendo in modo che quanti si avventurano per le strade del pittoresco paese della provincia di Cosenza, possano finalmente ammirare un ambiente che tanto di civile ha da portare all'appuntamento del 1992: <<ripulire (anche con il sacrificio e la collaborazione dei proprietari degli immobili) i muri dalle oscene scritte; regolamentare (con apposite bacheche in stile e spazi appositamente destinati) le zone di affissione; far capire ai cittadini che dal 1992 oltre che italiani saremo anche cittadini europei a tutti gli effetti (N.d.A.: purtroppo siamo già all'agosto del 1995... invano! Le scritte restano, l'Europa è ancora troppo lontana).
 
Un problema questo che, purtroppo, non è solo di San Fili (basta guardarsi intorno, lo ripeto, anche nelle altre realtà urbane, poche escluse: cosentine, calabresi, italiane... e forse anche oltre).
 
Ci sono diversi metodi (cartine del Tornasole) per misurare il grado di civiltà di una persona, di una comunità o di un popolo... uno di questi è quello di studiare l'ambiente in cui vive.
 
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... quest'articolo mi è particolarmente caro per un motivo: era la prima volta che uscivo in prima pagina e la prima pagina di un giornale è la cosa più bella che può capitare ad un "giornalista" completamente privo d'esperienza.
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