U monachieddru - San Fili by Pietro Perri

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U monachieddru

Leggende sanfilesi
 
Streghe, stregoni, magare, spirdi, fantasmi, mommaruti, esseri sovrannaturali in buona parte decisamente malefici e, perché no?, tra i tanti persino (tremate, gente, tremate)… u monachieddru.
 
Si, proprio così, perché a San Fili in altri tempi (tempi in cui si credeva in certe cose e per il fatto di crederci queste cose finivano per prendere vita) si aggirava indisturbato (ma decisamente “disturbante”) persino… u monachieddru.
 
Dicono, di quest’essere buffo e dispettoso, che oltre che comparire e scomparire nelle case di tantissimi nostri compaesani, amava anche fare le sue (decisamente rare però) plateali apparizioni in alcune zone del nostro centro storico. Tra queste zone c’era anche via San Vincenzo Ferreri (per quanto riguarda la salita verso via Manca).
 
Ma chi è… u monachieddru?
 
U monachieddru è un folletto pazzerello, guarda caso vestito da… monaco (situazione che di fatto ne giustifica il nome), che si diverte a fare dispetti ai bambini e non solo ai bambini (facendo sparire piccoli oggetti o facendo strani rumori, versi o imitando la voce di persone, lontane e spesso anche defunte, a noi care).
 
Guai ad incavolarsi con u monachieddru. Dicono che si offende facilmente e che sia alquanto vendicativo.
 
Hai perso un mazzo di chiavi? … non arrabbiarti più di tanto ma chiedi, gentilmente, a ru monachieddru di fartele ritrovare. Miracolo: li hai davanti agli occhi o in tasca.
 
U monachieddru in ogni caso si discosta dalle altre entità sovrannaturali che abitarono (chissà che fine hanno fatto in questi ultimi decenni) San Fili in quando non sempre è catalogabile tra le presenze malefiche. U monachieddru infatti non raramente viene considerato come un nume tutelare della casa e quindi, se lo si sa prendere per il verso giusto, ne diventa una presenza… benvenuta.
 
Secondo la tradizione, infatti, u monachieddru trae la propria origine da alcuni angeli rimasti sospesi (chissà per quale motivo) tra il cielo e la terra e quindi non legati alle forze del male.
 
Poiché è in grado di predire il futuro e di portare buone notizie a chi ha la fortuna/sfortuna d’imbattersi in lui è detto anche… augurieddru.
 
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U monachieddru? ... che stupendo personaggio!
 
Reale? … di fantasia? … chissà! … e poi, chi ci dice, in quest’assurdità di mondo in cui viviamo (un mondo dove regolarmente s’intersecano dimensioni temporali diverse), quando cessa di esistere la storia fantastica e quando prende il sopravvento la cruda realtà?
 
Oggi persino i gestori delle più grandi religioni (di per sé legate al mondo del sovrannaturale, ovvero dello stesso mondo di cui fanno gli spirdi, i demoni, le streghe e gli stregoni - le magare no, quelle, specie a San Fili, li salutiamo tutti i giorni e quindi siamo certi che fanno parte del mondo reale) affrontano quotidianamente grosse difficoltà nel cercare di fare nuovi accoliti e/o di mantenersi stretti quelli che già hanno.
 
Una volta, tanto e tanto tempo fa, ai tempi dell’antica Roma o della Magna Grecia ma anche, nel Meridione d’Italia, fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso) il discorso era diverso: c’era posto per tutto e per tutti, anche per ciò che non esisteva ma che necessitava d’essere creato… per il bene (o il male?) dell’intera umanità.
 
A chi scrive piace pensare che esista una seconda dimensione (… e/o, perché no?, una terza, una quarta, una quinta… magari persino quella in cui vive il maghetto Harry Potter!) che di tanto in tanto interagisce con la nostra dimensione lasciando prigionieri dell’una e dell’altra dimensione esseri facenti parte della prima o della seconda e viceversa.
 
Dopotutto come si può credere in un Essere Superiore senza credere ad un presupposto di più dimensioni? … e non credere a ciò significa uccidere, annullare… persino gli dei.
 
Gli dei della Grecia o di Roma hanno cessato di vivere quando, con l’avvento (non certo indolore) del cristianesimo, la gente ha cessato (o ha pensato d’aver cessato) di credere in loro. Si dice, tra l’altro, che quando Cristo dopo il terzo giorno tornò in vita... si udì per il mondo conosciuto una voce spettrale gridare ai quattro venti: “Il grande dio Pan”, il nostro amato dio dei boschi, della saggezza e della felicità, “è morto!” (“Pan ho megas tethneke” ).
 
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U monachieddru? ... che stupenda creatura.
 
Sarebbe bello venire a sapere come e quando i nostri avi si sono imbattuti in questo stupendo personaggio e chissà se si siano mai posti la domanda se sia u monachieddru ad essere frutto della loro fantasia o loro frutto della fantasia di quest’ultimo.
 
Chi scrive non ha avuto incontri ravvicinati con u monachieddru (io, infatti, appartengo al periodo in cui a farla da padrone nei vicoli del centro abitato di San Fili o lungo il suo terrificante perimetro era la Fantastica, qualche magara, qualche strega propriamente detta e qualche spirdu di passaggio) malgrado con tanti esseri sovrannaturali da piccolo ha piacevolmente (o orribilmente) convissuto.
 
Eppure anche lui, u monachieddru, era conosciutissimo, nei bei tempi che furono, nella Comunità Sanfilese.
 
Nei miei ricordi non era semplicemente il mattacchione che si divertiva a nascondere oggetti o a metterli fuori posto magari sul pavimento in punti in cui avresti potuto facilmente inciamparci... lasciandolo sbiascicarsi dalle risate per lo scherzo, simpatico per lui, riuscito.
 
Nei miei ricordi, ovviamente di quando ero ancora un lattante (siamo nei lontani anni Sessanta del XX secolo), u monachieddru era quell’essere insopportabile che veniva, nel corso della notte, a disturbare il tuo innocente sonno: avevi un peso sulla pancia e sul petto... ti mancava il respiro... aprivi gli  occhi tutto sudato ed affannato e... chi ti ritrovavi seduto sul tuo pancino, con le mani sul tuo petto e che ti guardava sghignazzante dritto dritto negli occhi... con i suoi occhi orrendamente spalancati? ... proprio lui: u monachieddru!
 
All’epoca, inutile dirlo, in casa mia non c’erano scorte di “Dolce Euchessina  (n.d’a.: medicinale che negli anni Sessanta e Settanta veniva pubblicizzato come un toccasana anche per l’uso sui bambini con problemi di digestione... o pesantezza - a causa de “... u monachieddru?” di stomaco) e quindi non raramente u monachieddru - nelle lunghe e buie notti in quel casolare di campagna alle Volette - la faceva da padrone.
 
Fu in quel tempo che chiesi a mia madre chi era e cosa faceva u monachieddru e lei detentrice dell’antico sapere in casa nostra, nella sua proverbiale pazienza, mi erudì in merito a questa simpatica... magica presenza “casalinga”: sui suoi pregi e sui suoi difetti... sulle sue straordinarie potenzialità.
 
Mia madre mi disse che questo era un essere terribilmente dispettoso ma comunque un buon giocherellone. Quindi non cattivo se non lo si faceva incavolare più di tanto. Un essere con cui si poteva benissimo... coabitare.
 
Dopotutto se u monachieddru si rende conto che la famiglia che lo ospita si trova in grosse difficoltà ce la mette tutta per aiutarla. Dandole anche qualche insperato aiutino economico: u monachieddru è riconoscente dei piccoli accorgimenti che si usano nei suoi confronti 8tipo lasciando qualche avanzo di leccornia sul tavolo da cucina a suo uso e consumo nel corso della notte).
 
E se nel corso della notte ci viene a fare visita nel modo surriportato ovvero cercando di rovinarci la nottata? ... non è detto che tutto il male vien per nuocere. Dopotutto... se si riesce ad impadronirsi del cappuccio de u monachieddru... abbiamo fatto, come si diceva fino a pochi anni addietro, tredici.
 
Chi riesce ad impossessarsi del cappuccio de u monachieddru, infatti, ne diventa automaticamente il padrone... non del cappuccio ma de u monachieddru stesso. Quello, infatti, è un po’ il segno del suo potere e l’essenza della sua vita sovrannaturale messa allo scoperto ed alla mercé degli esseri inferiori.
 
Chi riesce ad impossessarsi del cappuccio de u monachieddru può costringere lo stesso a farsi consegnare, in un libero scambio, il suo tesoro (realizzato con le migliaia di oggetti spesso e volentieri di valore persi nei secoli dai suoi umani conviventi) e quindi vivere agiatamente per il resto della sua vita.
 
Ecco che non appena svegliatici nel corso della notte a causa di questo dispettoso simpatico esserino... bisogna essere pronti a toglierli il cappuccio dalla testa.
 
Inutile dire che, fatto il debito scambio, tempo di ridare il cappuccio dallo stesso ci si può aspettare qualche terribile... meritata vendetta.
 
Mai sfidare le forze e le presenze sovrannaturali con cui quotidianamente interagiamo: in questa dimensione (e non solo in questa) noi siamo semplici ospiti... forse anche loro ma loro sono avvitati prima di noi.
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