La banca di San Fili - San Fili by Pietro Perri

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La banca di San Fili

C'era una volta San Fili
L’ultima abbuffata dei soci della Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili.
di Pietro Perri
Dal quindicinale "l'occhio" - giugno 1999.
 
Le pagine sanfilesi di questo numero volutamente li ho dedicate ad un altro, l’ennesimo di questi ultimi venti anni, capitolo che si chiude a San Fili: il capitolo della locale Cassa Rurale ed Artigiana.
Proprio così, giorno 8 maggio 1999 l’Assemblea dei soci della “nostra banca” ha approvato (e non poteva fare altrimenti) il “Progetto di Fusione per incorporazione della Banca di Credito Cooperativo di San Fili” con “il Credito Emiliano”.
Dopo quasi un secolo di storia (positiva in alcuni casi, decisamente negativa in altri), San Fili perde un altro dei suoi baluardi.
Come dimenticare la stazione ferroviaria, come dimenticare l’ufficio di collocamento, come dimenticare il comando della guardia forestale, come dimenticare l’esattoria comunale, come dimenticare lo stesso cinematografo, come dimenticare il circolo di cultura Enrico Granata, come dimenticare… forse è il caso di dire che l’unica cosa che non riusciamo decisamente a perdere (ma che se la perdessimo sicuramente sarebbe la salvezza dei tartassati cittadini Sanfilesi) sono i nostri sindaci e le nostre giunte comunali.
… e la Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili, non dimentichiamolo, è stata più d’una volta uno dei pilastri portanti della gestione amministrativa del nostro Comune: volente o nolente, per capacità o semplicemente per timore riverenziale, più d’una volta, infatti, è riuscita ad imporre alla cittadinanza non solo uomini ma anche e soprattutto strategie politiche.
Si è chiuso un lungo capitolo, vuoi perché la gestione degli ultimi anni ha lasciato un po’ a desiderare (ne sono testimoni sia i passivi accumulati dalla discutibile gestione stessa e sia quanti tra i sanfilesi, compreso il sottoscritto, si sono visti costretti a portare i propri risparmi in altri sportelli bancari operanti sulla provincia) e vuoi perché le condizioni dell’odierno mercato impongono nuove e razionali regole a cui la Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili non poteva far fronte.
E così quanto prima vedremo sostituire la storica (si fa per dire, considerato che tale insegna non ha più di un paio d’anni) insegna della “Banca di Credito Cooperativo di San Fili” con l’insegna “Credito Emiliano” con l’aggiunta magari di uno scarno “agenzia di San Fili”.
Cosa c’è di buono in tutto ciò?
Per i Sanfilesi, i comuni mortali, certamente c’è di buono l’auspicio d’una gestione più trasparente e più legata alle leggi di mercato ed alle necessità della clientela (pertanto nuovi servizi agli operosi concittadini che in cambio pagheranno con un rapporto più distaccato con l’Istituto di credito stesso). Per pochi soci eletti (di cui nove su dieci non sanfilesi o sanfilesi acquisiti) un succulento regalo di buonuscita scaturito a seguito di un diabolico calcolo matematico di trasformazione delle quote societarie della “Banca di Credito Cooperativo di San Fili” a seguito della summenzionata fusione.
Cosa c’è di male in tutto ciò?
Nulla o quasi: forse semplicemente il fatto che San Fili e i Sanfilesi dovranno ingoiare il rospo di vedere affisso su un palazzo di corso XX Settembre il nome di una banca del Nord Italia e non quello d’un Istituto di Credito Meridionale… ma questo sono sicuro che darà fastidio a ben poche persone (per l’appunto ai  soli “Sanfilesi” sopravvissuti) .
Resta solo da ricordare, compatendolo, quel povero e stupido socio che, tra tutti i presenti all’Assemblea di giorno 8 maggio 1999 in quel ristorante sito in località Frassino, a conclusione della riunione ha detto al proprio vicino di sedia: “ni vidimu l’annu prossimu ppe n’atra bella abbuffata!”.
Poveraccio: chi avrà il coraggio di dirgli, spiegandogliene i motivi, che quella di quest’anno era l’ultima “abbuffata” dei soci della Banca di Credito Cooperativo di San Fili, già Cassa Rurale ed Artigiana?
*     *     *
Rapina in banca con morto.
di Pietro Perri
 
Quel funesto giorno dell’aprile 1992 rientravo come al solito dal lavoro (erano all'incirca le 14:00) e giunto in piazza San Giovanni, dovendo raggiungere la zona del Rinacchio all'altezza del distributore di benzina, mi vidi deviato per la strada che passa davanti alle Scuole Elementari (via Marconi).
Non sapevo cosa fosse successo né avrei potuto mai immaginare che fosse successo quel che poi venni a sapere. Pensavo tra me e me "ci saranno dei lavori in corso o qualche altra stupidità organizzata dall'amministrazione in carica".
Sbagliavo e pure di grosso. Ciò che non si sarebbe mai dovuto verificare a San Fili si era verificato: un tentativo di rapina alla locale Cassa Rurale ed Artigiana. Non ricordo ci fossero mai stati precedenti... m sono sicuro, o almeno me lo auguro, che non vi saranno conseguenti.
A chi poteva passare per la testa di fare una rapina ad uno sportello di banca (neanche fosse stata una banca, per grandezza parlando, “seria”) situata in una strettoia e con di fronte una caserma dei carabinieri? … solo a dei giovani senza alcuna esperienza in materia e forse cresciuti un po’ troppo per la loro acerba età anagrafica. Solo a dei figli di una società che era ed è stanca di sopravvivere a se stessa.
A chi poteva venire in mente, seppur mosso da sacri principi morali (la paura, la terrificante sensazione che qualche concittadino fosse in pericolo di vita), di afferrare una pistola e sparare alle spalle dei rapinatori? … sicuramente ad un essere con un alto grado di istintività… e l’istintività, lo sappiamo bene tutti, non è stata mai sinonimo di raziocinio.
Quel giorno si dovette ringraziare solo la freddezza, la mira, la velocità e l’abilità del nostro compaesano Alfonso Rinaldi, il sindaco sceriffo (così lo stesso assurse alle cronache nazionali) nonché direttore della locale Cassa Rurale ed Artigiana, se non si verificò una strage oltre che tra i rapinatori anche tra i passanti... anche tra i cittadini di San Fili.
Se solo il Rinaldi avesse sbagliato mira, se solo il Rinaldi avesse preso di striscio i rapinatori invece di freddarli sul colpo… meglio non pensare a cosa sarebbe potuto succedere.
Il bottino, parlando del dio denaro, fu oltre che macabro anche misero: per quanto mi fu riferito, infatti,  si trattò di molto meno di una cinquantina di milioni (qualcuno disse trenta, altri dissero quaranta). Tanto poco valsero in quell’occasione due vite umane?
 
Ritroverai ancora, / sangue, / il tuo colore rosso in terra, / terra di fuoco: / ritroverai sangue, / ancora per poco, / il tuo colore rosso in terra, / quasi per gioco.
 
Questi furono i versi che m’ispirò quella tragica giornata della primavera del 1992. Giorno 8 maggio 1999 si è svolta la seduta straordinaria dell’Assemblea dei soci della Banca di Credito Cooperativo di San Fili. Al primo punto dell’ordine del giorno leggiamo: “Approvazione del Progetto di Fusione per incorporazione della Banca di Credito Cooperativo di San Fili, società cooperativa a responsabilità limitata con il Credito Emiliano S.p.A.”. Un altro capitolo si è definitivamente chiuso per San Fili è mi è sembrato più che giusto, in questo numero, ricordare anche quel maledetto giorno in cui le strade del nostro paesino, quasi per gioco, si tinsero del colore rosso di due poveri giovani figli di questa strana, malsana ed insulsa società.
Secondo me fu solo un caso, e non destrezza, se il tutto si limitò, grazie a Dio, al solo sangue di quei due incoscienti.
*     *     *
Cassa Rurale Artigiana
di Luigi Aloe
 
Tant'anni fa' pe bloccari u strozzinaggiu / nu certu de Cardona fa vidari u curaggiu.
Parta pe tutta Italia na Santa Crociata / i banchi locali iddru l'ha inventate.
Santu Fili tra i primi rispunna a su richiamu / puru cca' na bancarella parte chianu chianu.
Rurale artigiana iddra è chiamata / a guerra a ri strozzini è dichiarata.
Dua priaviti nu postinu, n'esatturi e tria impiegati / u millenoveciantuquattordici sa banca hannu fondatu.
A sede? na casa mianzu u puantu / t'hadi fari i scali si vu rapa u cuntu.
Putighe, forge, officine, magazzini / n'hannu finanziatu diverse duzzine.
Chini vo mindi l'animali a ra campagna / si presta i sordi senza lassa nu pignu.
Piacure crape, maiali e vaccini, / venanu finanziati da sira a ra matina.
U scopu principali è garantire / piccoli acquisti pe puti' campari.
Sa banca è stata sempi a gestioni familiari / quannu u diritturi ti zinna è u momentu di pagari.
A festa e' sempi sacra! Un si incassanu insoluti / cumu si fossi scrittu pe statutu!
Quannu sa banca attraversava i crisi / Robertu Rinaldi un si pagava pe misi.
Na vota è puru fallita, ma forse pe bontà / havia dunatu troppu senza si fa paga'.
U momentu era bruttu, a genti unn'havia nenti / aumentavanu ogni juarnu l'emigranti.
Però riparta! E risaglia ra china / cchiù abbuttunata! Ma disponibile come prima.
A stima du paisanu un l'ha mai pirduta / na bella storia ancunu m'ha cuntatu.
Tant'anni fa', a banca utilizzava / n'esatturi chi sordi ricuglia.
Sarvaturi Aiellu, Turiddru pe ra genti / lavurava tuttu u juarnu, quasi pe senza nenti.
A fiducia ca godia era immenza / u putigaru i sordi i tinia suttu a vilanza.
Senza i cuntari i mintia ntra nu cistinu / e ri dunava a Turiddru ogni matina.
S'esemplare i cuntava dintra a banca / senza ca si verificasse mai n'ammancu.
I soci cristianu! Ormai su cchiù di ciantu / a ra guida s'alternanu nu saccu i presidenti.
D'Elia, Montagna, Gambaru, Caputu / nu contributu concretu hannu portatu.
Forsi d'ancunu nu pocu s'è parratu: / "ru paisi nun si movia foglia s'un vulia Caputu!".
Oramai s'istitutu è secolare / un s'è mai coniugatu u verbu fricari.
Don Salvaturi Apuzzu, Gentile Cesariu Rinaldi e tanti atri / ponnu fa suanni tranquilli! Unn hannu lassatu latri.
L'unicu neu i sa banca; m'haviti i perdunari! / u tena quannu è tiampu di votari!
Si fa pigliari a manu e si ci jetta / e purtroppu determina i scunfitte.
S'istitutu è di tutti! Da destra e da sinistra / d'Arfonsu e di Giggettu, d'Ottorinu e di Carbotti.
Pe tantu quannu è tiampu di votari / unn'haddi vida, unn'haddi senta, unn'haddi parrari!
Ull'haddi interessa su sinnacu sign'iu / o s'è ru figliu i Giuvanni Crediddiu!
Sicuramente diminuerannu i nemici / e pari pari aumenterannu i soci!
U consigliu pocu rinnuvatu / a sa cosa di certu ci ha pinsatu!
Oji unn'è cchiù Rurali, ma è Coperativa / ci vo' cchiù forza pe a fa restare attiva.
Un ni scordamu cu paisanu c'ha sempi pagatu / puru s'un tene nenti vene accuntentatu!
A burocrazia si po dire ca cca unn'esista / quannu ci trasi viani servutu a vista.
 
N.d.r.: questo qualche anno fa’! ... oggi non c'è più la "Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili" né la "Banca di Credito Cooperativo di San Fili".  Ma gli antichi, tra tante verità, non dicevano pure che "non tutti i mali (specie ari Santufilisi) vengono per nuocere"?  
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